Gioco
Benvenuti nella storia Il mitico “Botteghelle” respirerà basket nel nome di Cacco
Intitolato al coach livornese il palasport di Reggio Calabria Presenti la vedova e il figlio: «C’è grande amore per lui»
Nemo propheta in patria, dice il Vangelo. Nessuno è profeta nella sua patria. Tradotto sta a significare che è più facile essere apprezzati lontano dalla propria casa e dalla propria gente. Lunedì pomeriggio l'Amministrazione Comunale di Reggio Calabria ha intitolato il vecchio e glorioso “Botteghelle”, il palasport degli anni ruggenti della Viola Reggio Calabria all'allenatore che più di ogni altro ha rappresentato i successi di quella squadra, capace di portarla dalla B alla serie A1, il livornesissimo (anche se sulla carta d'identità c'era scritto nato a Borgo val di Taro) Gianfranco Benvenuti, scomparso nel 2012.
Ma non basta. A giugno a Montecatini inizieranno i festeggiamenti per il settantesimo compleanno dello Sporting, la società dai colori rossoblù che ha dato alla cittadina delle terme le maggiori glorie sportive. L'evento, fra le altre iniziative, sarà celebrato con la scopertura di un murale lungo 15 metri e alto un metro e mezzo. Dipinto dall'artista David “Diavu'” Vecchiato e ideato da Bruno Jaluna, decano degli allenatori toscani e assessore allo sport del comune di Montecatini, il murale vedrà effigiati quelli che sono considerati gli 8 “grandi” della storia dello Sporting: due presidenti, Bellandi e Panati, due dirigenti, Tonfoni e Natali, due giocatori, Boni e Niccolai (e chi se non loro?) e due allenatori, “Maso” Masini e Cacco Benvenuti.
E a Livorno, nella “sua” Livorno? Nebbia. Gli impianti che ci sono sono già degnamente intitolati, di nuovi non se ne costruiranno per un bel po'. L'unica possibilità, una cosa piccola ma almeno duratura, potrebbe essere l'intitolazione della sala stampa del Modigliani Forum, anche se lì, haimè, di partite di basket ne viene giocata una ogni morte di papa. Interpellato al proposito, il gestore Riccardo Rossato non respinge l'idea, anzi la giudica positivamente. «L'idea mi piace – dice – ma bisogna parlarne con i soci fiorentini e essere tutti d'accordo. Mi impegno a farlo».
Nell'attesa, torniamo all'oggi. Anzi, a lunedì, al giorno dell'intitolazione a Cacco Benvenuti del “Botteghelle” di Reggio Calabria, alla presenza del vice sindaco della città e di un nugolo di dirigenti, ex giocatori, allenatori della gloriosa Cestistica Viola. E della signora Graziella e del figlio Alessandro che non hanno esitato a sobbarcarsi il viaggio fino a laggiù per essere presenti. In treno.
«Ma chiariamo una cosa – dice la moglie scherzando – non sono io a aver paura dell'aereo, ma mio figlio». Poi, laggiù, un'accoglienza da ospiti d'onore, in mezzo a tutta quella gente (a cominciare dal giudice Viola) che di certo non ha dimenticato l'allenatore che raccolse la squadra in serie B per portarla fino alla massima serie. «Una grande emozione – racconta Alessandro Benvenuti – toccare con mano quanto tutto l'ambiente di Reggio Calabria ricordi ancora mio padre con affetto e stima. E tutti quei giocatori, a cominciare dal grande Kim Huhes e poi Spataro, Mario Porto, Santoro, Lucio Laganà, Gaetano Gebbia (all'epoca assistente allenatore di Gianfranco) che è stato un po' il motore di questa iniziativa, condotta dal “mitico” Tonino Raffa, che oggi è in pensione ma che gli ascoltatori della Rai non dovrebbero aver dimenticato».
«Furono quattro anni bellissimi -ricorda Graziella – ero perfettamente integrata nella città e nell'ambiente della Viola, feci tante amicizie che ancora oggi porto nel cuore. Hanno voluto perfino che parlassi e io l'ho fatto anche se non è certo mia abitudine parlare in pubblico. Invece mi sono emozionata a sfogliare il libretto che Gebbia ha voluto che fosse pubblicato per questa occasione: sono 70 pagine di ricordi, ognuno scritto da un giocatore, da un dirigente, da un allenatore della Viola e traspare tanto affetto e stima per Giancarlo. Davvero, è stato tutto molto bello». —
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