Gioco
Livorno, esplode il caso-Facci «Voglio un incontro a Genova»
Dopo le parole al Tirreno di Spinelli jr («Facci non ha sposato il nostro progetto») ecco la replica del Ds: «Non è vero, ho chiesto stima e rispetto per la mia figura»
La salvezza diretta, arrivata l'11 maggio. La conferma di Breda una decina di giorni dopo. Il Livorno viaggia veloce e senza indugi verso la nuova stagione. Nell'organigramma, però, c'è una X nella casella del direttore sportivo. A giudicare dall'intervista rilasciata ieri da Roberto Spinelli al Tirreno, è probabile che quell'incognita sia sostituita dal nome di Elio Signorelli – delegata a trattare con gli agenti di mercato previo parere dell'allenatore – e non da Mauro Facci, che però dopo due anni in cui ha conquistato la promozione in B e la permanenza tra i cadetti, lascia ancora la porta aperta al Livorno: «Per la verità – ha dichiarato – quando ho letto sul Tirreno le parole di Roberto Spinelli sono rimasto stupito».
A che cosa si riferisce?
«A quel “Facci non ha sposato il nostro progetto”. Mi preme fare chiarezza. Tra me e il Livorno non c'è stata una vera e propria trattativa per il rinnovo del contratto e non ho mai detto né pensato di non sposare il progetto-Livorno. Anzi».
E allora com'è andata?
«All'inizio della scorsa settimana mi sono visto in sede con il generale Milli che mi ha detto: “La proposta è questa”. Punto”. Non mi pare una trattativa».
È mancato l'accordo economico?
«Non mi va di parlare di soldi sul giornale. Per certi ragionamenti ci sono le sedi opportune. Mi è stata proposta una decurtazione dell'ingaggio, ma non è questo il punto. Non ne faccio solo una questione economica ma di stima, di volontà da parte della società di confermarmi. Per me il Livorno resta la prima scelta».
È stato più cercato dal Livorno?
«No. Sono io che ho venerdì ho contattato di nuovo il generale Milli. Ho chiesto un incontro, un confronto. Voglio capire bene la situazione. Ho bisogno di chiarezza».
La risposta qual è stata?
«Il generale non può imbastire trattative. Ne parlerà con la famiglia Spinelli».
Che però sul giornale è stata, come dire, tranchant...
«Vedremo. Per questo voglio un incontro con la proprietà. Per capire che cosa pensano».
Lei che sensazioni ha?
«Mi sarei aspettato che la società mi avesse riconosciuto una parte del merito dei risultati ottenuti in questi due anni. Sia chiaro. Ognuno ha contribuito: dal presidente all'ultimo dei tifosi, passando per i dirigenti, i giocatori e i magazzinieri. Tutti nessuno escluso hanno messo il loro mattoncino. Eppure sento che l'unico a cui non è stato dato atto del lavoro fatto sono io».
Spinelli le imputa un mercato di gennaio insufficiente. Come risponde ?
«A gennaio si muovono pochi giocatori. E sapete quali? Quelli scontenti perché giocano poco e quelli che fino a quel momento non hanno fatto bene. Il nostro è stato un mercato molto difficile».
Perché?
«Perché eravamo in piena zona retrocessione. Praticamente ultimi e non c'erano giocatori che morivano dalla voglia di venire a Livorno. Guardavano la classifica e scappavano. Volevano lottare almeno per i playoff. Questo ha fatto la differenza».
Per invogliarli sarebbe bastato mettere più soldi a budget, no?
«È vero, ma il nostro budget, eccezion fatta per quello stanziato per Moncini non era alto».
E Moncini è andato al Cittadella...
«Gìà. I soldi li avevamo messi, ma lui non ha guardato all'aspetto economico. Peccato. Io lo avevo quasi preso anche l'anno prima a parametro zero dopo il fallimento del Cesena. Spinelli aveva pure parlato con l'agente del giocatore, ma poi intervenne la Spal e il ragazzo preferì andare a Ferrara. E poi c'è un altro aspetto da sottolineare e che mi amareggia».
Quale?
«La famiglia Spinelli a febbraio mi aveva fatto i complimenti per il mercato invernale perché ero riuscito a sfoltire la rosa. Per loro era stato uno dei migliori degli ultimi anni. Guardate che non è stato mica facile convincere i giocatori a lasciare Livorno. Eppure l'organico scese da 33 giocatori e poco più di 20 per la soddisfazione del presidente e anche di Breda. Se nel girone di ritorno abbiamo tenuto un ritmo da playoff è anche grazie alla serenità di una rosa non più extralarge e priva di musi lunghi. Questo però è il passato. Ora aspetto un incontro con la società per capire se il Livorno ha voglia di continuare quest'avventura con me o no». —
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