Gioco
«Cuore e orgoglio: così le mie bimbe hanno conquistato la promozione in A»
Marco Pistolesi e lo storico successo dell’Acli Essevuteatro «Che gioia, e già penso alle battaglie del prossimo anno...»
Che il sogno sia diventato realtà è ancora difficile da credere. Ma non ci sono dubbi: le Acli Essevuteatro sono volate in A2. Certo pensare che dopo una regular season di B chiusa al terzo posto alle spalle di Firenze e Siena, oggi essere riuscite dove invece proprio le altre due non ce l’hanno fatta, non può che inorgoglire. Coach Pistolesi, ancora incredulo ma al tempo stesso felice cerca di fare un punto su questa fantastica impresa: «Ormai è passato qualche giorno – inizia il tecnico rosablù – sia io che le bimbe non abbiamo ben metabolizzato Pensa che martedì Elena (Bindelli ndr) mi ha chiamato per sapere gli orari degli allenamenti ed io stesso mi sono preoccupato più volte di controllare se avevo il borsone in macchina. E poi tornare alla realtà e dire “ma no la stagione è finita e siamo in serie A!”.
Le emozioni sono sempre vive.
«Sì, e tutti stiamo vivendo ancora questa grande gioia come è giusto che sia. Allo stesso tempo, però, dobbiamo essere realisti e consapevoli che quello che ci aspetta sarà un lavoro durissimo di sacrificio».
Vogliamo parlare del futuro di questo Jolly Acli Essevuteatro?
«Per il futuro, di cui ovviamente abbiamo già fatto due parole con la società della famiglia Paoli, l’idea e la volontà è quella di coronare questo sogno, questa stagione, con il campionato di A2. Senza nascondere che per tutti noi è un mondo totalmente nuovo, ci vorrà una grande consapevolezza, grande umiltà, nessuna frenesia ma un grande coraggio e nessuna vergogna nel chiedere “aiuto” ed ascoltare chi ha più esperienza di noi».
Vi state già muovendo?
«Certo, sia io come allenatore sia Paoli come società, assimilando consigli e diritte da chi magari ha già fatto il salto di categoria, cosa fondamentale per dare serietà e concretezza a quello che andremo a fare».
Quale sarà l’obiettivo?
«Una volta strutturati, l’obiettivo unico e solo che sarà quello di evitare le tre retrocessioni, e centrare la salvezza all’ultimo minuto dell’ultima giornata. E lì bisognerà anche cambiare mentalità, noi ma anche le giocatrici, quelle che rimarranno e quelle che verranno. Se infatti negli anni passati sia con me che prima di me, le Acli, con la gestione della famiglia Paoli, hanno sempre conquistato i playoff e viaggiato in prima classe, in A2, la storia sarà diversa».
Tante battaglie in vista nel prossimo campionato, questo è sicuro.
«Ci sarà da ingoiare tanto fango e quindi bisognerà calarsi in una mentalità totalmente nuova con consapevolezza ed umiltà. Ma siamo tutti guerrieri combattenti e ce la possiamo e vogliamo fare».
A chi dedichi questa gioia?
«Permettetemi di ringraziare tutti ma proprio tutti. In questi anni si è creato con società e ragazze un rapporto di amicizia e stima familiare, e siamo eccezionalmente uniti come mai mi era capitato. La famiglia Paoli (Paola la presidente, Chiara dirigente e Paolo general manager), in questi due stagioni mi ha dato una fiducia incondizionata, dopo una parte di stagione “disgraziata” e, al di là del lavoro, c’è stato subito e c’è tutt’ora grande feeling umano con totale disponibilità e grande rispetto».
In campo brave davvero tutte.
«Certo, ovviamente i ringraziamenti vanno alla squadra. Al di là del lavoro degli allenatori, i protagonisti alla fine sono i giocatori. Quindi devo dire grazie a tutte le ragazze, alla loro disponibilità. Il gruppo si è cementato in corso d’opera sono estremamente e fortemente orgoglioso di queste donne che hanno fatto una stagione straordinaria. Abbiamo giocato tutte le partite che potevamo giocare in una stagione (40) sempre competitivi, e sono molto orgoglioso delle mie bimbe. Voglio ringraziare tutte le persone che mi sono vicine che sono condizionate dalla mia passione ma che mi appoggiano, su tutte permettetemi di menzionare la mia compagna Raffaella. Infine un grazie a voi del Tirreno, perché comunque sia in questi due anni di femminile, in questo nuovo mondo in cui mi sono calato, ci supportate dandoci spazio, talvolta inaspettato, ed è un piacere vedere che il nostro lavoro viene apprezzato e in modo reciproco il vostro». —
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