Gioco
Il guerriero che ha acceso il fuoco nei giocatori È stato il Livorno di Igor
Sempre in trincea al fianco del gruppo e del tecnico Contratto scaduto e addio annunciato: si può ricucire?
C'è un neo nella festa amaranto. Un punto oscuro che - nel bel mezzo del godimento per questa salvezza pazzesca - produce fitte dolorose al cuore. Che Livorno sarà senza Igor Protti? Già. Il Signore delle Reti, attuale Club Manager, nelle settimane scorse ha dichiarato che avrebbe chiuso la sua parentesi triennale al termine di questo campionato.
Sabato pomeriggio Igor vagava per il campo di Padova con un magone paragonabile solo alla sua grandezza. Commosso per il risultato romanzesco conseguito e anche per la consapevolezza di essere al passo dell'addio, anzi di quello che la tifoseria spera sia un arrivederci. Protti quest'anno - se possibile - ha sofferto più di sempre. Tre anni fa, all'indomani della sanguinosa retrocessione made in Nasca e Pinsoglio decise di tornare perché - sono parole sue - «qui c'è da ricostruire, ci sono solo macerie e dobbiamo ricostruire il palazzo che è stato distrutto in questi anni».
Fu la miccia, l'esempio. La gente di Livorno, smarrita e addolorata dal ritorno nel calcio dei dimenticati, si aggrappò alla sua bandiera, al suo uomo simbolo, quello dei 123 gol e dei mille momenti indimenticabili vissuti grazie al 10 per sempre. Un anno di apprendistato al fianco di Foscarini.
La faccia messa nei momenti importanti (ricordate? dopo Livorno-Cremonese 1-0 per rispondere al presidente dell'Alessandria che aveva messo in dubbio la lealtà degli amaranto). Poi la promozione in B, anche quella risicata dopo aver dominato: «Sono certo che vinceremo il campionato, per farlo basta un punto in più degli altri» sentenziò. E così fu.
E poi questo campionato vietato ai deboli di cuore. Una conferenza stampa congiunta con Lucarelli (che coppia, in campo e fuori!) nel momento più complesso della gestione di Cristiano. Un'altra prima di Livorno-Brescia quando tutto sembrava perduto. Lui invece ci credeva ancora. E di nuovo ha avuto ragione.
I suoi giorni più difficili, però risalgono a novembre. Spinelli senior esonera Lucarelli e Spinelli junior lo attacca pubblicamente. Protti soffre in silenzio. Si prende tre settimane sabbatiche nelle quali non va in panchina e il Livorno non vince. Quando torna al fianco della squadra e dell'allenatore, il Livorno batte il Foggia e - non può essere un caso - inizia la grande rimonta. Non ha giocato, Protti (altrimenti il Livorno sarebbe andato ai playoff), ma il suo contributo quotidiano l'ha dato. Sempre. Senza se e senza ma. Che Livorno sarà senza di lui. Sarà un amaranto sbiadito. Se esiste ancora una possibilità di farlo restare in amaranto, bisogna provarci. —
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