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Livorno

l’intervista  

Dal Livorno al Pescara il regalo dell’ex Bruno «Felice per salvezza la sento un po’ mia»

Fabrizio Pucci LIVORNO.
Dal Livorno al Pescara il regalo dell’ex Bruno «Felice per salvezza la sento un po’ mia»

Il centrocampista in campo nel successo con la Salernitana «Breda un grande, e quel gol al Foggia non lo dimentico...»

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Il sabato particolare di Alessandro Bruno. Fino a dicembre ha lottato per il Livorno. Poi il centrocampista campano è tornato al Pescara e con la maglia dei Delfini d’Abruzzo ha fatto un favore alla sua ex squadra battendo la Salernitana con il 2-0 che ha scolpito su pietra la salvezza degli amaranto.

Che giornata è stata?

«Intensa. Sapevo di tutte le possibili combinazioni di risultati e classifica in zona playoff e in coda».

È stato condizionato da questo retropensiero?

«No, perché quando si va in campo si pensa a giocare. E a vincere».

Ha sentito qualche ex compagno prima della partita?

«No. Anche perché non era il caso di alimentare inutili chiacchiericci. Non si sa mai che cosa può succedere».

E dopo?

«Beh. Sabato sera ho chiamato Alino Diamanti per complimentarmi con lui, con la squadra e tutto lo staff tecnico. Sono stati tutti eccezionali».

Riavvolgiamo il nastro. Che partita è stata Pescara-Salernitana?

«Una partita vera. Combattuta. Noi dovevamo consolidare il quinto posto, loro cercavamo punti salvezza. La Salernitana, che era seguita da tantissimi tifosi, ha provato a vincerla, ma noi abbiamo controbattuto colpo su colpo e nel finale abbiamo piegato la loro resistenza con un gol di Bettella, ragazzo del 2000 e di Ciofani. La nostra è stata davvero una buona prestazione».

Neanche il Padova ha regalato nulla al Livorno, sa...

«Sono felice di come è finito il campionato per come le squadra lo hanno interpretato. Lo sport, il calcio in particolare, è fatto di cuore, tecnica, determinazione ma soprattutto lealtà. Lo dobbiamo a noi stessi, ai giovani che ci ammirano. Lo dobbiamo a questo movimento che ha un urgente bisogno di credibilità. Ecco. La serie B quest’anno ha restituito credibilità al calcio».

Al triplice fischio di sabato conosceva il risultato del Livorno?

«No, però è stata la prima cosa che ho chiesto alla panchina. Sono stato doppiamente felice e sapete perché? In minima parte a questa salvezza ho contribuito anche io. Con il Foggia segnai il gol della staffa, quello del 3-1. E poi a Carpi confezionai l’assist per Ivan Pedrelli che ci portò in vantaggio. Anche Ivan è andato via e quel giorno giocò bene anche Maicon che poi ha fatto altre scelte».

Tre protagonisti che poi andarono via...

«Sì, ma solo in parte. Il calcio di oggi è fatto di queste dinamiche. L’importante è dare sempre tutto. È questione di rispetto. Mi rende felice la consapevolezza di aver dato una mano in due delle partite più importanti della stagione. Le vittorie con il Foggia e il Carpi, infatti, dettero il la alla grande rimonta».

Qual è stato il primo pensiero quando ha saputo della salvezza del Livorno?

«Sono stato felice. Molto felice per l’allenatore. Breda è una persona perbene. Lo staff è eccezionale. Penso anche al professor Matarangolo. Curano anche i minimi dettagli in modo certosino. Ovviamente sono contento anche per i miei ex compagni che non hanno mai mollato e creduto in una salvezza che a novembre e dicembre sembrava lontanissima, se non addirittura impossibile. Infine mando un pensiero affettuoso alla città e ai tifosi. A Livorno sono stato benissimo durante quell’anno e mezzo in cui ho avuto il privilegio di indossare la maglia amaranto. Non appena avrò la possibilità verrò per salutare i tanti amici che ho là da voi».

Non prima dei playof, però...

«Già. Ora per noi inizia un nuovo campionato nel quale si azzera tutto e al quale però, ci presentiamo in buone condizioni. D’ora in poi, più che mai, gli episodi rischiano di fare la differenza. Dobbiamo essere bravi a portarli dalla nostra parte. Bravi come il Livorno che ha centrato il suo obiettivo» . —

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