Gioco
«Il Livorno come il Tottenham sarà ancora miracolo-Spinelli»
Fabio Galante crede nella salvezza diretta: «Sarebbe clamorosa ma è possibile Se andremo ai playout non prendiamola come una iattura, è la seconda chance»
Nel suo cuore ci sono il nerazzurro e l'amaranto, ma niente paura: l'accostamento cromatico è lecito perché si parla dell'Inter - per la quale fa l'osservatore - e non dei cugini. Alla vigilia della partita che può regalarci la salvezza diretta o mandarci ai playout Fabio Galante incoraggia il Livorno: «Rispetto a tre mesi fa siamo dei signori. A gennaio avremmo firmato per arrivare ai playout. Ora invece abbiamo addirittura la possibilità di salvarci direttamente».
Usa il 'noi'...
«Certo. Io sono del Livorno. Sono un tifoso come tutti gli altri».
Che emozioni le ha dato la grande rincorsa degli amaranto?
«Ho gioito, e sofferto. Ho chiamato spesso Alino Diamanti. Cercavo insieme a lui tre squadre da metterci alle spalle. Pensavo a Carpi, Padova e Cosenza. I calabresi mi hanno smentito. Le altre no, però vedete com'è il calcio: sono dentro Venezia, Salernitana e Foggia che per me erano insospettabili».
Che partita deve fare il Livorno a Padova?
«Non deve sottovalutare l'avversario. Non deve pensare che sarà facile».
Già ma come si tengono i giocatori sulla corda?
«E' facile. Sono certo che Breda farà vedere gli ultimi risultati del Padova: pari a Palermo, vittoria con il Lecce e pari a Benevento. Loro sono in salute e non faranno sconti come è giusto che sia. Avete visto il Cosenza a Salerno? E il Carpi all'Ardenza? Sebbene fosse quasi spacciato ha giocato alla morte».
Lei ha giocato uno spareggio salvezza. Ricordi?
«Padova-Genoa a Firenze. Avevo 21 anni e mezzo. Perdemmo ai rigori. Per i biancoscudati dal dischetto segnò Balleri. Io sbagliai. Clamoroso, vero?».
E come si preparano le partite senza appello?
«Per fortuna di sfide salvezza da dentro o fuori ho giocato solo quella. Queste partite, però, si preparano da sole, da quanto sono alte le motivazioni. Di certo se il Livorno dovesse andare ai playout deve prendere l'appendice del campionato come un'opportunità e non una iattura. Se però ci salviamo, si compie un'impresa come quella del Liverpool con il Barcellona e del Tottenham con l'Ajax: sarebbe un miracolo calcistico formato Champions».
Dicono che per i miracoli ci si possa attrezzare. Come è messo il Livorno in questo senso?
«Benone perché ha un gruppo solido. Se la squadra è tornata in carreggiata lo deve allo spogliatoio e ad alcuni uomini-simbolo. Penso a 'Diamantino' che non è una sorpresa. Quando sono stato vicino a tornare a Livorno da dirigente, ho sempre pensato a lui come primo acquisto perché - e lo ha dimostrato quest'anno - ha talenti, tecnica, personalità e carisma. Fa ampiamente la differenza. E poi, come detto dietro c'è il gruppo e altri giocatori-fondamentali».
Per esempio?
«Penso a Luci, Dainelli e Valiani. Il bello di fare il calciatore a una certa età è dare l'esempio con la professionalità, lo spessore umano, la dimostrazione di attaccamento alla maglia. Con Alino, Andrea, Dario e Ciccio mi sento al sicuro. Ecco perché quel miracolo è possibile. Uno dei tanti miracoli di Spinelli».
A Padova ci saranno molti tifosi amaranto...
«Con loro ho sempre avuto un rapporto speciale. Sono il dodicesimo uomo in campo. Sono certo che a Padova daranno una spinta incredibile alla squadra. Sarò idealmente con loro».
E quando la vedremo nel Livorno da dirigente?
«Per ora sono all'Inter, ma ogni anno può essere quello buono. Le dinamiche del calcio sono imponderabili. Amo il Livorno. Prima o poi conto di tornare».
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