Il Tirreno

Livorno

Ma quello è proprio Klinsmann... «Bellissima Livorno, beati voi»

Flavio Lombardi
Ma quello è proprio Klinsmann... «Bellissima Livorno, beati voi»

L’ex bomber dell’Inter spunta in città per salutare l’amico Paolo Stringara. Caffè in Baracchina e visita alla squadra delle Sughere tra autografi e foto

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LIVORNO. Metti un giorno Jurgen Klinsmann a Livorno. Non un blitz per una trattativa lampo di Spinelli in questo finale di campionato cadetto. E’ un classe ’64 ed ha perduto, ormai, il passo dei tempi migliori. Ma l’uomo di Geppingen (vicino Stoccarda), è arrivato per salutare l’amico Paolo Stringara. Un legame nato ai tempi in cui giocavano assieme nell’Inter e che si è fatto talmente forte negli anni che il panzer della nazionale tedesca campione di Italia ’90, lo volle con se nel 2016, a fargli da secondo nella selezione Usa. Insieme, attendono adesso una chiamata per un progetto interessante in proiezione dei mondiali in Qatar. Qualcosa bolle in pentola e c’era da parlare di persona.

Stringara lo va a prendere all’aeroporto, passano così un paio d’ore per definire alcuni argomenti. Sarebbe tutto terminato, ma c’è ancora un bel po’ di tempo prima di riprendere un volo. «Sai cosa si fa – dice Stringara -, ti porto al carcere a trovare i miei giocatori. Quelli che fanno parte del progetto sul quale lavoro con altri allenatori livornesi». Klinsmann, accetta. Anche perché ne è al corrente ed è curioso. E poi perché un’esperienza del genere l’ha già avuta quando giocava nel Bayern, tanto tempo fa. Stringara, si affretta a dare comunicazione all’amministrazione carceraria per ottenere i permessi che occorrono. In un amen, arriva il semaforo verde, mentre giungono alcuni fra i tecnici che sono al pezzo per la compagine di “Liberi dentro”, composta da uomini reclusi nella sezione di massima sicurezza.

Non tutti riescono ad essere presenti, ma i nomi sono quelli di Giacomo e Francesco Landi, Bruno Ciardelli, Ermanno Romani, Pino Burroni e Giuliano Gambuzza. Sono loro che con Stringara, si alternano negli allenamenti del martedì e il giovedì mattina, garantendo presenza costante, cimentandosi poi con squadre esterne, di sabato pomeriggio valevoli per il campionato di calcio a 8 Uisp che è appena terminato.

Si aprono i cancelli, ci si dirige nella sezione di destinazione ed è festa. Ammirazione da parte degli agenti di polizia penitenziaria, entusiasmo dei detenuti. Tante domande, un partenopeo gli chiede aneddoti della finale di coppa Uefa nell’89 tra Stoccarda e Napoli, mentre c’è chi gli ricorda l’ottavo di finale a San Siro dei mondiali italiani, quando la Germania degli interisti (lui, Matthaeus e Brehme) eliminò l’Olanda dei milanisti Van Basten, Gullit e Rijkaard, proprio grazie ad una rete sua e del terzino. Curiosità nel sapere se è più dura quando si gioca o quando si allena.

Un’oretta fuori programma che ha riempito il cuore di chi sta chiuso dentro, un tributo al campione (anche di umiltà) che non si aspettava tanto successo. Stringara divertito ad osservare, non ha rinunciato alla battuta, quando Klinsmann ha dovuto firmare un sacco di autografi.

Molti, non avendo a portata di mano un pezzo di carta, direttamente sulle maglie indossate. «E a me, che vengo da un sacco di tempo qui, non l’avete mai chiesto! Siete degli ingrati». Risata generale ed un “viva il mister”, hanno anticipato il rompete le righe.

Dal successo riscosso alle Sughere, ed i complimenti che Klinsmann ha voluto fare per la validità del progetto, lo spostamento lungomare. Non poteva mancare una puntatina alla Terrazza Mascagni ed uno sguardo all’ingresso dell’Accademia. «Mamma mia, com’è bello qui», ha detto il tedesco. Subito dopo, un caffè in Baracchina Bianca. Troppi giovani presenti, alcuni, neppure nati all’epoca in cui i due giocavano. «Non lo ha riconosciuto nessuno», confida Stringara «e da un lato è stato bene così; ascoltava frasi in slang labronico, chiedendomi a volte che cosa significassero certe parole e rideva poi, divertito».

Di nuovo in aeroporto e l’aggiunta dell’ex centravanti: «Sole, mare, un arcipelago davanti, qualità di vita. Paolo, hai scelto una bella città per viverci. Ti torno a trovare».


 

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