Gioco
Emerson da capitano a capo ultrà amaranto «Che peccato a Foggia, ma ci salveremo»
Il Puma tra i tifosi amaranto allo Zaccheria: «Il rigore? Lo avrei fatto tirare a Gori, ma Giannetti non va messo in croce» E sulla prossima gara al Picchi: «Vale dieci punti, credo in questa squadra e poi a Livorno se non si soffre non ci si diverte»
L’INTERVISTA
Fabrizio Pucci
Emerson è uno di noi. Da tre anni non indossa la maglia amaranto, ma è livornese d’adozione e tifoso del Livorno. Lunedì ha pranzato con la famiglia a Castellaneta (Taranto), poi ha portato moglie e figli a Potenza (dove gioca e risiede) per poi ripartire verso lo stadio Zaccheria di Foggia per un totale di circa 400 chilometri compreso gli oltre cento del ritorno nel capoluogo della Basilicata. Lui ci scherza su: «Io e il Livorno? Avete presente quando ci si innamora di una ragazza e si è disposti a fare mille sacrifici pur di vederla? Ecco. Io per l’amaranto provo tutto questo».
E i trenta tifosi amaranto come hanno reagito quando l’hanno vista?
«È stato bellissimo. Abbracci, baci. Grande affetto. Nessuno sapeva che sarei andato, ma in realtà avevo il biglietto da qualche giorno. Ero pronto anche per andare a Salerno a ottobre, ma poi feci tardi all’allenamento».
Che serata ha vissuto?
«Mammamia, quante emozioni. Al momento del rigore volevo essere fedele alla mia abitudine di non guardare quando non sono io a calciare. Poi all’ultimo ho aperto gli occhi e ho visto l’errore di Giannetti».
E che pensa dell’episodio?
«Che da tifoso avrei voluto che calciasse Gori. Il ragazzo era in fiducia. Aveva segnato due gol e nessuno gli avrebbe potuto dire nulla se avesse sbagliato. Anche se fossi stato l’allenatore avrei scelto Gori. Da giocatore, invece, so che nello spogliatoio ci sono delle gerarchie per cui non mi ha sorpreso vedere Giannetti calciare dal dischetto».
Punti persi?
«Calma. Alla vigilia avremmo firmato per un pareggio. Ricordiamoci che con il Foggia abbiamo lo scontro diretto favorevole. Detto questo credo che il pareggio sia stato il risultato più giusto. Nel primo tempo hanno meritato i rossoneri. Nel secondo, noi».
La squadra può salvarsi?
«Secondo me il peggio è passato. Il pareggio di Foggia, per come è arrivato, può darci una spinta in più. Non dimentichiamoci che giocavamo in uno stadio pieno e caldo. I tifosi rossoneri trascinano la squadra e l’ambiente non era facile. Però poi si è verificato quanto avevo detto a Luci nei giorni precedenti: se li avessimo messi in difficoltà, la gente li avrebbe fischiati. Diciamo che gli amaranto sono stati bravi a rientrare in partita».
E le quattro sconfitte di fila come la spiega?
«Fisiologico. Nessuno deve mai dimenticare che questa squadra ha fatto un’incredibile rincorsa per giocarsi la salvezza a primavera. Un calo fisico e mentale poteva essere messo in conto. Ora ce la stiamo giocando. E dobbiamo essere felici di questo».
Possiamo salvarci direttamente o saranno playout?
«Mi pare che lì dal calderone non scappi nessuno. E ricordiamoci la difficoltà di questo campionato: 19 squadre, i riposi, compagini costruite per andare in serie A che si sono trovati nei bassifondi. Penso alla Cremonese che ora si è risollevata, ma che se non avesse vinto a Livorno avrebbe sofferto fino all’ultimo. Peccato, per quella sconfitta con i grigiorossi. Sono certo sarebbe bastato un pari – come con il Brescia – per proseguire bene fino al termine della stagione. Ora invece si soffre, perché a noi del Livorno piace così: o si soffre o non ci si diverte».
Torniamo a Giannetti. Come deve gestire questo momento?
«La gente non deve metterlo in croce, deve aiutarlo. Magari sarà lui a segnare i gol che valgono la salvezza, perché lui ha talento e per lui parla la sua carriera. Se davvero ci salva, sono disposto a dargli un bacio».
E ora il Palermo. Come affrontare questa partita?
«Si prepara da sola, nella consapevolezza che non vale tre punti ma dieci. È una gara fondamentale. Sono certo che i ragazzi faranno una gran partita. Il motivo? Non hanno nulla da perdere. Dopo quell’inizio di campionato e dopo il primo tempo di Foggia erano spacciati. Ora sono vivi. E questo deve garantire un approccio pieno di grinta e di entusiasmo con i rosanero».
Quale messaggio ai tifosi?
«Li abbraccio tutti. Sono uno di loro. Penso agli eroi di Foggia, ma anche a quelli che sono rimasti a casa per vari motivi: diffide, mancanza di soldi, problemi di salute, lavoro. Sono al loro fianco. Sempre. E sono certo che la tifoseria amaranto sarà fondamentale. Io seguo tutto da lontano, ma sono lì con il cuore».
E a Potenza come sta?
«Bene. C’è umanità, che è ciò che cerco. È un calcio a misura d’uomo. Livorno però, la mia Livorno, come cavolo faccio a dimenticarla? È chiusa nel mio cuore. Forza ragazzi. Salvatevi anche per me».
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