Gioco
«Fidati Livorno il Brescia soffre se lo attacchi»
La partita di stasera disegnata sulla lavagna di Foscarini «Concedono sempre qualcosa, serve tanto cinismo»
Il momento del Livorno è delicatissimo, ma non tutto è perduto anche se il calendario è infame. Insomma: il margine per arrivare alla salvezza c'è e Claudio Foscarini, l'allenatore del primo anno di serie C nel 2016/17 infonde coraggio.
Foscarini, come si esce da questa spirale negativa?
«La squadra è reduce da tre sconfitte consecutive, ma – lo dico per esperienza – quando rincorri capita di incappare in qualche momento in cui non riesci a fare risultato. Fa parte del gioco. Non bisogna preoccuparsi perché succede di cadere dopo aver fatto bene. Il Livorno deve lottare».
Si, ma a Cittadella per la verità ha lottato poco...
«Ora bisogna resettare tutto, cancellare e ripristinare l'atteggiamento di prima proprio in virtù di ciò che ho detto prima».
E del calendario infame che cosa pensa ?
«Beh, la partita con il Brescia sulla carta non è quella ideale per ripartire: devi vincere e ti becchi la prima della classe».
Quindi siamo nei guai?
«Alt. La definizione di partita ideale non è precisa. Magari l'avversaria migliore da affrontare è proprio la prima della classe. O una di metà classifica. Se non una squadra con cui giocare uno scontro diretto. E' il Livorno che rende facile o difficile una partita. Stasera deve giocarsela al top, senza pensare troppo a chi c'è davanti».
Sì, ma davanti c'è la più forte...
«Lo so. Abito a Bergamo e spesso vado a vedere il Brescia. Da metà campo in là ha tanta qualità. Basti pensare a Tonali, Donnarumma e Torregressa. Però non è imbattibile perché forse dietro soffre e concede sempre qualcosa. Ecco. Il Livorno deve giocarsela lì».
Il problema è che 'lì' il Livorno non incide perché le punte segnano pochissimo...
«Credo che l'aspetto mentale in questa fase conti per il 60/70% al di là della tecnica e della tattica. Gli attaccanti del Livorno, come il resto della squadra, devono pensare di dover fare la più bella partita di tutto il campionato».
Igor ha detto che i giovani devono seguire gli anziani del gruppo. Che ne pensa?
«Penso che ha ragione. Voglio fare un'ulteriore considerazione. Se questa squadra è stata capace di rimontare tante posizioni, di mettere insieme oltre dieci risultati utili consecutivi significa che oltre a quelli tecnici, ha valori umani. Insomma. Il gruppo c'è. In altri termini giovani seguono i vecchi e i vecchi hanno fiducia nei giovani. E' questo il mix che può togliere il Livorno da questa situazione complicata. I ragazzi devono unirsi ancora di più. Ti salvi se c'è il gruppo. Questo al di là del calendario, della partite con Verona e Palermo che sono difficili».
Insomma è tutto da giocare?
«Ma certo. Tra l'altro le ultime due partite del Livorno - con Carpi e Padova - sono abbordabili. E comunque c'è un'altra componente che può fare la differenza: il pubblico. Nei momenti clou tifosi e squadra amaranto sono un tutt'uno».
E poi il Livorno ha un'arma illegale: Diamanti. Le sarebbe piaciuto allenarlo?
«Eccome! Avrei sempre voluto averlo nelle mie squadre. Quando l'ho visto arrivare ho pensato che il Livorno aveva preso un buonissimmo giocatore, ma sinceramente non ero certo che avrebbe fatto la differenza in modo così evidente. E invece è un trascinatore. Lo è quando si incazza, quando chiede palla, quelle poche volte che sbaglia. Fa tutto questo in modo positivo, costruttivo. Non molla mai e per i compagni è un punto di riferimento. Avere un giocatore così nella propria squadra non può che rasserenarli. Lui è un esempio e un punto di riferimento. E sapere che c'è un giocatore a cui puoi dare la palla che scotta è basilare. Infine posso spezzare una lancia in favore di Breda?»
Certo, avanti.
«È trevigiano come me. Lo conosco da sempre. E' un amico, ma soprattutto un allenatore preparato e concreto. Come me preferisce anteporre i fatti alle parole. Parla molto poco e questo in certe piazze rischia di essere un difetto. Ha fatto un gran lavoro e spero proprio che possa coronare la sua rincora con la salvezza. Se la merita lui, la merita la squadra e la tifoseria a cui sono legato da sincero affetto. Non posso dimenticare quando i tifosi vennero nel nostro spogliatoio per ringraziarci dell'impegno profuso nella primavera del 2017 sebbene fossimo usciti ai quarti di finale playoff con la Reggiana ai supplementar». —
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