Gioco
La partita del cuore di Antonio Filippini «Brescia più forte ma c’è Diamanti...»
L’ex amaranto: «La squadra di Corini in attacco fa paura Il Livorno? Qualche giocatore non è adeguato alla serie B»
Brescia-Livorno di lunedì sera è la partita che Antonio Filippini non vorrebbe mai vedere. Lui bresciano purosangue, con 281 presenze con la maglia dei biancoblù, ma con una forte componente amaranto nel cuore, frutto di 109 presenze nel Livorno, soffrirà in ogni caso: «A Brescia sono nato – dichiara subito - ma a Livorno sono legatissimo. La considero la mia seconda casa».
Il guaio è che entrambe per obiettivi diversi, non possono fare regali. Pronostico chiuso a favore del Brescia?
«Nemmeno per idea. In serie B non c'è mai nulla di scontato. Basta un attimo di distrazione e anche la squadra più forte può perdere dovunque».
Il Brescia è perfetto?
«Diciamo che ha grande entusiasmo. Negli ultimi anni si è salvato all'ultima giornata. Una volta è pure retrocesso prima di essere ripescato. Quest'anno l'obiettivo era quello di disputare una stagione tranquilla. E invece...».
E invece?
«Dall'avvento di Corini la squadra ha macinato punti gioco e gol con la pazzesca media di due reti a partita e quando si segna così tanto è difficile perdere».
L'esatto contrario del Livorno che davanti fa una fatica da matti a far gol...
«Lo so. So tutto del Livorno perché lo seguo sempre. Alino Diamanti è fantastico e con il suo esempio e la sua sconfinata qualità può portarsi dietro la squadra. Però non si può vivere solo di Diamanti».
Lei ha giocato in un Brescia dotato di un fuoriclasse: Roberto Baggio. Analogie con questo Livorno di Diamanti?
«Noi avevamo Roberto, ma pure un collettivo niente male. Oltre a me e a mio fratello Emanuele c'era un giovane e fortissimo Dainelli, Petruzzi che aveva fatto grande esperienza nella Roma, Calori ex supercapitano dell'Udinese, ma anche il nazionale polacco Kozmiski. E' ovvio che la presenza di Diamanti alza il livello tecnico della squadra, ma è anche vero che nel Livorno di oggi forse c'è qualche giocatore non di categoria e questo abbinata a una situazione psicologica difficile compone un cocktail micidiale».
Quindi lei pensa che la squadra sia sfiduciata?
«No. Penso che dopo quella lunga serie di risultati positivi che aveva portato il Livorno fuori dalla mischia, qualcuno abbia pensato di essere vicino alla salvezza. E in serie B certi ragionamenti sono fatali».
Quindi il problema è mentale non fisico?
«La testa influisce molto anche sulle gambe».
E allora perché una squadra così esperta si è smarrita?
«È umano. Hai un allenatore di categoria e esperienza come Breda e pensi che il peggio sia passato. E invece basta togliere il piede dall'acceleratore per una o due partite e si torna a soffrire».
Che partita sarà lunedì?
«Per il Livorno molto complicata».
Questo sì, ma perchè?
«Il Brescia, per caratteristiche tecniche e tattiche è un avversario che può fare male al Livorno. E vi spiego il motivo: all'inizio segnava tanto, ma tanti gol subiva. Ora invece ha acquisito personalità in fase di non possesso palla e quando c'è da buttarla in tribuna lo fa. Insomma: sa quello che vuole e tatticamente gioca a vincere fino all'ultimo perché crede sempre nella possibilità di ottenere il massimo».
Fin qui l'atteggiamento. E a livello tattico?
«Il Livorno dovrà stare attento in ogni zona del campo. Il Brescia attacca sempre sul lato forte. Ci sono molti inserimenti a fari sprenti dei centrocampisti difficili da fermare. Se non segnano uno tra Donnarumma e Torregrossa (difficile) vanno in porta Bisoli, Morosini quando c'è, Ndoj».
Tonali del Brescia è il nuovo Pirlo?
«Ha meno qualità di Andrea, è più incontrista. E' un ragazzo, perché è del 2000. Mi ricorda Daniele De Rossi, mica male, comunque». —
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