Gioco
Valiani prende i compagni per un orecchio «Non siamo allo sbando, guai a chi molla»
Mentre la società conferma Breda, uno dei simboli del Livorno lancia segnali di ottimismo: «Ci va solo messa più testa»
Francesco Valiani è un giocatore esemplare. Lo è perché porta sul campo l'intelligenza e la serietà dell'uomo-Valiani. È un tipo molto concreto e trasparente che non è mai stato abituato a usare giri di parole. A 38 anni e mezzo suonati continua a correre senza sosta su e giù per il campo.
Alla sua età alcuni suoi illustri ex colleghi non muovono due passi su un mattone nemmeno nella partita di calcetto del giovedì con gli amici. Lui no. Garantisce quantità e la qualità tipica di chi in passato aveva preso la residenza in serie A. Lotta e soffre per questa maglia e ci mette la faccia nei momenti peggiori. Lui, Alino Diamanti e Andrea Luci sono l'anima della squadra.
Ciccio Valiani da Pistoia si ribella a questa discesa libera; se potesse la frenerebbe a mani nude: «Sono incavolato. Mi girano le scatole perché visti da fuori sembriamo una squadra che non aspetta altro che l’inevitabile, di prenderle. Ecco. Dobbiamo toglierci quest'aria dimessa».
BONUS SPRECATI
Già, ma questa non è un'operazione facile anche perché le cause dell'evaporazione amaranto nelle ultime tre giornate da 0 punti e 10 gol subiti ha cause oscure anche per una persona (il termine non è casuale) sensibile come il centrocampista amaranto: «E' difficile dirlo. Di certo c'è il rammarico dato dalla consapevolezza di aver sprecato in una sola settimana tre occasioni importanti. Pensavamo di poter mettere insieme un po’ di punti e invece... Tuttavia sono sicuro che se avessimo affrontato Perugia, Cremonese e Cittadella come le partite precedenti, avremmo raccolto qualcosa».
MAI DOMO
Valiani è combattivo. Nella sua carriera, iniziata nelle giovanili della Pistoiese quando era un bimbo, ne ha viste di tutti i colori e per questo non conosce la parola 'resa': «Esatto. Qui nessuno si arrende. Siamo in grande difficoltà, questo sì, perché ci capita di non riuscire a mettere in pratica in partita ciò che proviamo in settimana, ma non siamo allo sbando».
Il secondo tempo di Cittadella però è stato imbarazzante. Non ricordavamo da tempo una partita del Livorno già chiusa dopo 50'. Il 7 amaranto è troppo esperto e onesto per non riconoscerlo: «C'è stata un po' di partita solo nel primo tempo. Poi l'atteggiamento non è stato quello buono per una squadra che vuole salvarsi in tutti i modi».
IL MAL DI TESTA
Siamo nel tunnel e non è quello del divertimento, come invece canta Caparezza. Valiani però indica la via d'uscita: «Dobbiamo recuperare le nostre certezze. E' fondamentale che noi giocatori lavoriamo sull'aspetto psicologico, sulla testa. Al campo ci pensa l'allenatore».
Il motorino di Pistoia parla del maledetto fango in cui ci siamo ricacciati. Diamanti per la verità a Cittadella ha usato un termine più colorito: «Il concetto è quello. In passato, in questo campionato, ci siamo ritrovati nel fango per non dire di peggio - dice Valiani - e abbiamo avuto la forza di tirarci fuori. Lo abbiamo fatto una volta e possiamo rifarlo ancora».
SITUAZIONE PESANTE
Il guaio è che il tempo stringe, la stagione regolare sta per finire e il margine d'errore è ormai pari a zero. Lo sa Valiani, ma lo sanno anche i suoi compagni di squadra: «È così - conferma - ma ora dobbiamo essere incazzati e toglierci dalla testa il tarlo di queste tre sconfitte, di queste maledette tre partite sbagliate. C’è da fare una sola cosa: riposare il cervello per un giorno, ripulirlo e ripartire con determinazione. Siamo attesi da una settimana molto delicata che dovrà vederci lavorare duramente.So bene che abbiamo un calendario durissimo e che lunedì prossimo affrontiamo il Brescia, ma la prima della classe deve venire qui e trovare il Livorno di un mese fa, non quello delle ultime esibizioni. Bisognerà lavorare bene in allenamento. Sono convinto che possiamo riprenderci».
Possiamo riprenderci. E' questo il mantra degli amaranto. Anzi il verbo potere va sostituito con il 'dovere': dobbiamo riprenderci diventa difficile arrestare la caduta. —
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