Gioco
Armenia, l’ex direttore che ci ha inguaiato «Se Spinelli se ne va, il Livorno chiude»
L’attuale manager della Cremonese dopo la vittoria di martedì al Picchi fa il punto sul futuro del campionato e non solo «Contro di noi gli attaccanti hanno sbagliato tanti gol, ma questa squadra può vincere davvero con chiunque»
l’intervista
Fabrizio Pucci
Martedì sera ha sofferto e poi gioito per la sua Cremonese, ma per il dg dei grigiorossi Paolo Armenia, il turno infrasettimanale è stato emozionante perché nel suo cuore c’è anche una parte colorata d’amaranto: «È normale che sia così – ha ammesso – perché a Livorno ho trascorso cinque anni che sono uno spazio temporale significativo nella vita di un uomo. Ho rivisto i luoghi e le persone ed è stato tutto molto strano».
Ha avuto modo di parlare con il suo amico Protti?
«Certo. Amico è la definizione giusta. Ci siamo visti prima della partita. Non dopo. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata. Igor è una persona perbene. Con lui c’è un rapporto schietto, trasparente. C’è stima, affetto reciproco».
Lo sa che Protti a fine anno saluta il Livorno?
«Sì. Lo avevo letto nelle scorse settimane. È una decisione che Igor avrà preso dopo aver fatto le opportune valutazioni».
Che cosa ne pensa?
«Mi dispiace perché Protti e il Livorno sono una cosa sola. Tra l’altro nel 2016 fui uno dei fautori del suo ritorno in società. L’ultima parola fu di Spinelli, come ovvio, ma io spinsi molto per quella soluzione».
Parliamo della partita: risultato giusto?
«Diciamo che la Cremonese non ha rubato nulla».
Come ha visto il Livorno?
«Non così male. Credo che la Cremonese abbia vinto per meriti propri. Per la prima volta in questo campionato, al di là dell’assenza di Claiton per squalifica, il nostro allenatore ha potuto contare sull’organico al completo per cui ha potuto scegliere in totale serenità».
Al completo e che organico...
«Beh, in effetti la Cremonese era stata costruita per disputare un altro tipo di campionato. Ora invece siamo in lotta per un obiettivo di minima. Ad ogni buon conto martedì abbiamo fornito una buonissima prestazione».
Ci perdoni l’insistenza. E il Livorno? La sconfitta è pesantissima...
«Può essere, ma ripeto: a me non è dispiaciuto. Per me se la può giocare contro chiunque. Non dimentichiamoci che gli attaccanti hanno sbagliato alcuni gol e che non è stato fortunato. In altre circostanze invece la dea bendata può anche avergli dato una mano. Non voglio sembrare banale, ma gli episodi sono davvero decisivi. E poi c’è un aspetto che quest’anno è stato sottovalutato».
Quale?
«Il format del campionato. La serie B a 19 squadre è molto difficile. Di certo più complicata che in passato quando c’erano più squadre. Se dai il massimo può vincere con tutti. Se non sei al top, al contrario, può finire ko con ogni avversario. Detto questo ribadisco che il Livorno può salvarsi».
Al di là del format. La serie B è in salute?
«Ho capito dove vuole arrivare. Pensa all’ipotesi di possibili esclusioni di società in estate».
Esatto. Che estate sarà?
«Adesso i tempi tecnici per capire se le società rispettano i parametri imposti dalla Lega sono molto più brevi di prima per cui non ci saranno le lungaggini dell’anno scorso. Resto comunque convinto che qualcosa succederà”
Che cosa di preciso?
«Al momento il campionato ha la precedenza su tutto e mette in secondo piano le questioni attinenti alla solidità delle società. Poi però quando i presidenti dovranno ricapitalizzare, mettere denaro fresco, secondo me qualche problemino salterà fuori per cui non mi meraviglierei se assistessimo a qualcosa di clamoroso» .
E il Livorno come lo vede da questo punto di vista?
«Solido. La città deve tenersi stretto Aldo Spinelli. Lo dico senza avere alcun interesse personale perché lavoro per un’altra società, ma un concetto base deve essere chiaro: è molto difficile trovare imprenditori facoltosi e capaci e che vogliono investire nel calcio. Sono certo che se Spinelli molla il Livorno, la società chiude il mattino dopo. Spinelli può avere tutti i difetti che ogni essere umano ha, ma sul piano calcistico e imprenditoriale è una garanzia assoluta».
Parola di Paolo Armenia, uno che il Livorno, anche da avversario lo porta sempre nel cuore. —
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