Gioco
Doping, Mazzoni si discolpa in Procura: «È stata una contaminazione»
Livorno, dopo la sospensione il portiere amaranto si è difeso, L'avvocato: "Possiamo provare che il giocatore è vittima di una assunzione indiretta"
LIVORNO. Luca Mazzoni ha varcato - venerdì 30 marzo - la soglia degli uffici della Procura Antidoping alle 13 in punto ed è uscito alle 14,15. Accompagnato come anticipato, dall’avvocato Antonio De Rensis e dal perito di parte Francesco Maria Avato, l’esperto in medicina legale che ha presenziato alle contro-analisi al centro di preparazione olimpica dell’Acqua Acetosa lo scorso 20 marzo. Cosa è accaduto in oltre un’ora di confronto, lo spiega direttamente il legale bolognese. «Il giocatore ha risposto in maniera completa alle domande che gli sono state formulate, mantenendo grande equilibrio. Ma anche dimostrando la determinazione di chi vuole provare la propria estraneità ai fatti. Posso anticipare che a nostro avviso, ci troviamo di fronte ad una assunzione indiretta fortuita, la cosiddetta contaminazione».
De Rensis spiega ancora meglio. «Ci sono dei riscontri probatori e scientifici a nostra disposizione per ribaltare tutte le argomentazioni qualora giungesse il deferimento a carico del mio assistito. Mazzoni ha già intrapreso tra l’altro, un percorso di controlli che dimostreranno a tempo debito la sua completa negatività nei controlli successivi a quello ormai famoso del 17 febbraio. I campioni prelevati dopo Lecce - conclude l’avvocato De Rensis - ed esaminati, sono risultati tutti negativi».
Se così fosse, il Tirreno aveva tra l’altro, sin dall’inizio, accostato questo caso ad un altro verificatosi nel 2007 che poteva presentare similitudini con quel che accadde al tennista francese Richard Gasquet. Un istante fatale (fu così definito, ndc), un bacio alla cocaina, consumato in un night club di Miami. Potrebbero esserci riscontri importanti con quella vicenda e non è assolutamente una tesi forzata quella avanzata dal collegio di difesa.
Terminato l’interrogatorio, Mazzoni ha fatto ritorno in città. Riprendendo la sua vita da sospeso in via cautelare, continuando a vivere ai margini l’aspetto sportivo del Livorno e profondamente ferito della notizia secondo la quale la società penserebbe a una interruzione del rapporto, con la rescissione del contratto.
Si attende ora che la prassi segua il suo iter. Giungendo al deferimento, cioè il rinvio a giudizio che la Procura chiederà per un processo che si terrà, sempre al Foro Italico, davanti ai giudici del Tribunale Nazionale Antidoping. Si avranno novità fra non meno di un mese, prima di conoscere la data del dibattimento che potrebbe esserci fra giugno e luglio. La vera battaglia si giocherà in quel momento. L’accusa a portare avanti la propria linea, contro la difesa intenzionata a far valere quelle proprie ragioni anche in virtù di ciò che anche grazie alla consulenza del professor Avato sarebbe emerso.
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