Gioco
Quel giorno il Curi sembrava il Picchi ma la sconfitta ci portò Aldo Spinelli
La beffa con la Cremonese brucia ancora, dal rigore negato a Bonaldi all’inferno fuori dallo stadio
IL RICORDO
SANDRO LULLI
Poco da fare: Perugia mi dà ancora una fitta al cuore, anche se sono passati 21 anni dalla grande beffa del 14 giugno 1998. E quanto brucia ancora quello scivolone contro la Cremonese nella finale play off che ci negò la serie B.
Tuttavia mi chiedo spesso cosa sarebbe accaduto se a tornare nella serie cadetta, come meritato, fosse stato il Livorno di Claudio Achilli e Angelo Deodati. Di certo l’anno successivo non sarebbe arrivato Aldo Spinelli e quindi la società amaranto non avrebbe imboccato il binario del ventennio, per gran parte straordinario con tre promozioni in A (con quattro stagioni consecutive e tanta serie B). E Achilli, finanziariamente in difficoltà che ormai aveva stretto alleanza con l’inaffidabile Deodati, quanto avrebbe resistito alla guida della società? E cosa avrebbe potuto costruire?
A posteriori quella mancata vittoria fu meno catastrofica di quanto pensammo in quei momenti di grande delusione. Una delusione cocente perché il Livorno di Stringara era più forte della Cremonese di Giampiero Marini.
Quel giorno il Renato Curi sembrava davvero l’Armando Picchi: ventimila livornesi -che avevano invaso l’autostrada - in festa aspettavano il fischio d’inizio. Vedendo gli spalti presi d’assalto tutti pensammo : “Questa l’abbiamo già vinta…”. Invece quel giorno arrivò il tonfo quasi a “suggello” di una stagione allucinante, nata con nove vittorie iniziali consecutive, poi naufragata nelle aule dei tribunali sportivi e non. E il Livorno perse il primo posto e si ritrovò terzo, dietro la Cremonese (ecco perché sarebbe stato obbligato a vincere): prima gli tolsero quattro punti per la famosa vicenda del “Caso Franco”, cioè tentata corruzione dell’arbitro Ferrarini - vicenda mai chiarita -, successivamente arrivò la doccia fredda e gli tolsero anche i tre punti avuti a tavolino per l’aggressione di Siena con conferma della vittoria dei bianconeri. A Perugia l’arbitro Gabriele di Frosinone ne combinò di tutti i colori: annullò una rete valida a Geraldi e negò due rigori, uno clamoroso su Bonaldi. Gabriele nel 2004 restò implicato nello scandalo del Calcioscommesse, due anni dopo assolto ma dismesso dall’Aia. La Cremonese, alla quale sarebbe bastato un pari per volare in B, passò al minuto 118’ dei supplementari con Guarneri. Al termine fuori dallo stadio si scatenò l’inferno: le forze dell’ordine persero la testa in maniera immotivata, vedemmo scene terribili, molti livornesi restarono coinvolti e feriti solo per il fatto di andare verso le rispettive auto o pullman.
Il Livorno si schierò così: Boccafogli, Ogliari, Geraldi (85’ Cordone), Vincioni, Merlo (76’ Stancanelli), De Vincenzo, Desideri, Nardini, Bonaldi, Scalzo, Di Pietro (46’ Scichilone). —
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