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Pieri, doppio ex: «Nessuno in B come Diamanti, ma al Curi il Perugia è favorito»

Flavio Lombardi
Pieri, doppio ex: «Nessuno in B come Diamanti, ma al Curi il Perugia è favorito»

Livorno, i rimpianti del difensore: «Se Spinelli non avesse ceduto Alino al West Ham... Ho vestito entrambe le maglie ma i tifosi del Livorno hanno un altro passo»

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LIVORNO. Livorno-Perugia, un asse che a partire dagli anni ’60, ha visto giocatori e non solo sulle due sponde. Dai tempi attuali, in cui Alino Diamanti e Marco Moscati saranno i due ex per eccellenza, se si prova ad andare a ritroso non si può dimenticare il perugino doc Serse Cosmi, che ha seduto sulle due panchine, così come Roberto Breda, o che Cristiano Lucarelli ha rivestito la doppia figura di giocatore prima, allenatore dopo di entrambe le società.

Negli anni ’80 (il mister amaranto era Gianni Corelli), ecco Mario Scarpa che solo pochi anni prima aveva visto esplodere a Pian di Massiano Salvatore Bagni, oppure alla fine dei ’70 quel Giovanni Urban professione centravanti, che all’Ardenza consumò l’ultima stagione professionistica. Da non trascurare il fatto che Perugia fu la prima squadra italiana di Miguel Vitulano, arrivato a Livorno nel 76/77, stagione del ritorno di Guido Mazzetti (perugino, già allenatore del Grifo e trainer della promozione in B con Virgili e Mascalaito), che nel’69 chiamò come massaggiatore in biancorosso il livornesissimo Bruno Palomba che molti ricordano nel vano tentativo di rianimare il povero Renato Curi il 30 ottobre 1977 nel match in casa con la Juve. Negli stessi anni dal capoluogo umbro passò Bruno Baiardo, in amaranto a cavallo tra gli anni 60 e 70.

Ma anche un altro personaggio ha indossato le due maglie. Si tratta di Mirko Pieri, grossetano classe ’78, Perugia, Udinese e Sampdoria nel massimo campionato, prima di approdare dalle nostre parti nell’estate 2012 con il Livorno appena promosso dopo la finale playoff col Brescia.

Pieri, che ricordi ha di Perugia e di Livorno?

«In Umbria ho giocato una sola stagione, in serie A, con una società parecchio diversa da quella attuale. Era il Perugia di Luciano Gaucci. Bell’ambiente, squadra seguita dalla città. Un po’ come Livorno, anche se quella amaranto ha tifosi più tosti, più sanguigni, pronti ad osannarti, ma anche a contestarti quando le cose vanno meno bene. È tutto rapportato alla grande passione che c’è alle latitudini in riva al Tirreno».

3 stagioni in amaranto...

«La prima fu nel massimo campionato, le altre due, più sfortunate per me, in serie cadetta, sempre con Spinelli, un presidente che c’è da 20 anni».

Qualche rimpianto?

«Non essere riusciti a salvarci, pur avendo una squadra che secondo il mio parere era abbondantemente in grado di ottenere quell’obiettivo».

Come fa arrivò la retrocessione?

«Si crearono tutte le prerogative giuste con l’arrivo di Cristiano Lucarelli che ci raggiunse dopo pochi giorni di ritiro a Valdaora, in Trentino. Avevamo il trio Di-Ta-Lu, composto da Diamanti-Tavano-Lucarelli, un lusso da poter vantare e anche far pesare, fra le squadre pericolanti. Solo che Alino, poco dopo l’inizio del campionato fu ceduto al West Ham e non sostituito a dovere. Forse Spinelli ha provato a rimediare ma le contromosse non si mostrarono adeguate».

Lei ha avuto tanti allenatori. Chi le è piaciuto di più?

«Tra i più famosi mi hanno allenato Spalletti, Hodgson, Ventura e Mazzarri fra i più famosi. Durante la mia permanenza in amaranto, sono partito con Ruotolo che era all’inizio e senza ancora il patentino, quindi sotto il tutoraggio di Vittorio Russo, e ho finito con altri. Confesso che fra tutti quelli girati all’ombra dei 4 Mori, quello che non conoscevo per niente e che mi ha impressionato è stato Bepi Pillon. Il suo 4-4-2 se fatto bene rende i suoi frutti e bene o male lo sta dimostrando anche a Pescara quest’anno. Lo metto al pari dei suoi colleghi più famosi e che ho già citato. Da ciascuno di loro, ho rubato qualcosa che può essermi utile nelle vesti di mister».

Quanto conta cercare la salvezza ed avere in formazione uno come Diamanti?

«Lui è decisivo. Anche quando ti sembra avulso dal gioco, hai sempre l’impressione che prima o poi s’inventi qualcosa che decida la partita. In B, penso sia l’unico giocatore che può far la differenza da solo».

Il Livorno, dopo una brutta partenza, ha preso a macinare...

«C’è Breda che è un ottimo allenatore ed ha saputo, dando una sua impronta, sfruttare il lavoro fatto in precedenza da Lucarelli. Ha trovato la base fertile per incendiare le polveri».

Come vede la partita del Renato Curi?

«Di difficile interpretazione. Perché sono entrambe squadre che cercano il risultato attraverso il gioco. Forse il Perugia ha un leggero favore del pronostico perché gioca in casa davanti ad un pubblico numeroso che dà la spinta. Ma il Livorno può fare la prestazione giusta per far punti».
 

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di Redazione web