Gioco
«Brescia a parte, Livorno tra le migliori in B e se voliamo molti meriti sono di Lucarelli»
Papadopulo crede negli amaranto: «Una delle squadre che hanno fatto meglio grazie a Breda, al gruppo e a Diamanti Questa maglia ce l’ho nel cuore e ancora non ho digerito lo spareggio con la Fermana e il gesto di Scalzo a Ferrara»
IL PERSONAGGIO
Flavio Lombardi
Giuseppe Papadopulo, classe ’48, da Casale Marittimo. Giocatore prima ed allenatore poi del Livorno, quella amaranto è una delle società a cui si sente più legato in assoluto. Raggiunto nel suo buen retiro, dimostra di seguire molto bene il cammino della squadra di Breda. U
Il Livorno è partito male, ma ora rientrato prepotentemente in corsa…
«Mi meravigliava un po’ questa falsa partenza, non si riuscivano a interpretare le cause ma fortunatamente la squadra è venuta fuori con tutte le sue caratteristiche, compiendo una rincorsa degna di nota e credo che al di là del Brescia, sia una delle formazioni che ha fatto meglio di tutte, specialmente guardando la concorrenza nella bassa classifica».
Crede che il cambio di allenatore sia stato determinante?
«Credo che i meriti siano da ascrivere anche a Lucarelli. Il gruppo stava lievitando e con l’arrivo del nuovo tecnico si sono visti i risultati del lavoro fatto in precedenza, certamente con un bel contributo che indiscutibilmente Breda ha portato. Se non ci fosse stato un bel lavoro a monte, ora non si vedrebbe questo rendimento. Fatto di gioco e di forma fisica».
La B a 19 complica le cose: salvarsi è più difficile per tutti…
«Verissimo, ma le difficoltà non ci sono solo per il Livorno. Servirà maggiore applicazione e maggiore determinazione, ma alla fine i valori usciranno lo stesso. A retrocedere, saranno sempre le meno attrezzate del lotto».
Cosa le piace di più di questa squadra?
«La compattezza del gruppo. Tanti risultati sono stati ottenuti sia per la validità dei giocatori, secondo me di buona levatura, ma soprattutto per l’unità d’intenti, che si è notata molto bene».
E poi c’è Diamanti...
«Secondo me, poteva ancora gravitare a buoni livelli in categoria superiore. Fortuna del Livorno è che ha deciso di tornare da dove aveva cominciato. Magari precludendosi altre possibilità ma permettendo alla piazza di tornare ad apprezzare un giocatore che in questa categoria non c’azzecca per niente. Oltre alla qualità tecnica, si vede che ha lo spirito giusto. Ha la maglia cucita sulla pelle. Valore aggiunto determinante».
Caso Spezia: dopo il ricorso del Livorno, quello del Benevento. Secondo lei come può finire? E soprattutto, c’è il rischio che la guerra di carte bollate si protragga sino all’estate?
«Per me la decisione arriva presto. Forse non accadrà alcunché ma serve per dimostrare che non sfugge ormai più nulla. È una mia opinione e magari conoscendo meglio i documenti, l’analisi permette a chi di dovere, anche decisioni eclatanti che possono rivoluzionare la classifica».
Il suo più bel ricordo da giocatore del Livorno e se c’è, la più grossa delusione…
«Da giocatore è quello del mio debutto a Savona, in B nel ’66, marcando Pierino Prati, dove noi portammo a casa l’1-1. Ho cominciato a conoscere la categoria al fianco di compagni più grandi di me. Fra questi, Lessi, Vergazzola, Cairoli, Caleffi, Rigotto, Azzali, Bellinelli, Santon, tanto per citarne alcuni. La delusione, è quella da allenatore, e il famoso spareggio palyoff a Ferrara contro la Fermana che in campionato avevamo preceduto di 13 punti, un distacco che solo l’anno successivo ci avrebbe permesso la promozione diretta perché cambiarono le regole».
Sembrava una maledizione, non si riusciva a lasciare la C2…
«Avere 10 mila tifosi al seguito era un onore, avemmo la possibilità di giocare l’ultima mezzora con un uomo in più e la gettammo al vento con quel gesto di Scalzo. Poi, tutto finì alla lotteria dei rigori. Dovevamo vincere, a volte ci ripenso e ancora non riesco a spiegarmi come fu possibile non ottenere la promozione».
A chi si sente più legato?
«Temo di fare qualche torto. Però ammetto che ero molto legato a Mauro Lessi. Per me era un maestro in campo e fuori. Mi ha dato tanti consigli che mi sono serviti anche successivamente».
Da quanto non viene a vedere una partita al Picchi?
«Da un po’. Seguo tutto in televisione ma vedo le partite. E poi leggo i giornali. Livorno fa parte della mia storia ed occupa un pezzo importante del mio cuore».
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