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Il giorno della verità per Mazzoni c’è rischio di una maxi-squalifica

Flavio Lombardi
Il giorno della verità per Mazzoni c’è rischio di una maxi-squalifica

Stamani all’Acqua Acetosa le contro-analisi sulle urine prelevate a Lecce Sarà determinante il quantitativo di sostanza proibita presente nel campione

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Questa mattina, presso il laboratorio antidoping del centro di preparazione olimpica del Coni “Acqua Acetosa” a Roma, si procederà alle operazioni delle contro analisi del campione B di urine prelevato a Luca Mazzoni il 17 febbraio scorso negli spogliatoi dello stadio Via del Mare al termine del match degli amaranto contro la formazione del Lecce.

Come si ricorderà, il portiere del Livorno è risultato positivo in seguito a un controllo disposto da Nado Italia, diramazione dell’agenzia mondiale antidoping Wada, alle sostanze Benzoilecgonina (metabolita primario della cocaina)-Ecgonina, ed è stato sospeso in via cautelare dalla prima sezione del Tribunale Nazionale Antidoping su istanza proposta dalla Procura Nazionale Antidoping.

È arrivato il giorno della verità insomma: oggi gli amici, i tifosi, la società, i compagni e il mister incroceranno le dita sperando in un esito che smentisca il primo verdetto o che comunque riesca a fornire una spiegazione, magari sostenendo la teoria della contaminazione involontaria. Ma solo i risultati potranno dire se Mazzoni è innocente come sperano i tifosi oppure ha assunto volontariamente sostanze proibite.

Al test non sarà presente il diretto interessato, così come sarà assente il suo legale, Antonio De Rensis. A rappresentare l’atleta, sarà invece il professor Francesco Maria Avato, consulente di parte che seguirà passo dopo passo tutte le fasi, sincerandosi che tutto venga evaso secondo protocollo e senza incidenti che potrebbero compromettere l’attendibilità del risultato che certamente sarà reso noto entro la fine della settimana ma che potrebbe essere già disponibile domani.

La cosa certa è che Avato è un maxi esperto in medicina legale. Molti lo ricordano nel 2011 componente del pool che doveva valutare lo stato di salute di Bernardo Provenzano, detenuto nel supercarcere di Novara e la compatibilità col regime di isolamento e carcere duro, ma anche chiamato dalla difesa nel caso del delitto di Garlasco per accertare l’ora della morte di Chiara Poggi e, per finire, autore dell’autopsia a vent’anni dalla morte, sul corpo di Denis Bergamini, il calciatore morto in circostanze misteriose nell’89.

Avato, chiamerà immediatamente De Rensis e lo informerà di quel che sarà accaduto e forse a livello informale potrà già avere sentore di quel che poi sarà la risposta. Nel caso le controanalisi non confermino il primo test si andrà immediatamente verso la revoca della sospensione e la vicenda sarà archiviata con il non luogo a procedere nei confronti dell’atleta che però non avrebbe possibilità di rivalersi contro terzi per danni morali e materiali.

Se invece anche la seconda provetta dovesse confermare quel che è emerso dopo il primo esame, si evidenzierebbe su base scientifica l’esatto quantitativo di Benzoilecgonina-Ecgonina presente. Forse anche una semplice contaminazione comporterebbe qualche conseguenza, ma probabilmente non poi così grave. Se invece la quantità di sostanza presente fosse superiore , tutto si complicherebbe: molti precedenti raccontano di squalifiche tra i due e i quatto anni. Una tegola che andrebbe anche a pregiudicare il proseguo della carriera sportiva del portiere livornese e ad infrangere in maniera pesante la sua immagine.





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