Gioco
Quei 5 minuti tutti in piedi, tra sofferenza e orgoglio
Commovente. Non ci sono altre parole: commovente. Quando all’89’ Bogdan, Di Gennaro. Gonnelli e Diamanti alzano le braccia al cielo per chiedere la spinta dei tifosi, viene giù lo stadio. Sono i 5’ più lunghi della stagione: vinciamo 1-0 ma siamo sulle gambe, loro attaccano in 10, noi ci difendiamo a fatica. Si alzano tutti, la tribuna, la gradinata, la Curva Nord è già una molotov. Piovono palloni in area , siamo in 6500 col groppo alla gola perché la storia ci ha dato troppe mazzate nei minuti finali. Ma il bunker resiste e quando Di Paolo fischia tre volte, l’urlo è di quelli a metà tra la felicità e la liberazione.
Non è stata una grande partita e forse proprio per questo i giocatori del Livorno sono stati grandi come non mai. L’hanno vinta col cuore, difendendo il gol di Rocca con le unghie, andando oltre gli input che mandavano le gambe. Abbiamo sofferto anche perché lì in mezzo mancava Agazzi, uno che corre per tre e da solo copre una porzione di campo impressionante, uno che si sente soprattutto quando non c’è.
Vitttoria di una pesantezza devastante vista anche la sconfitta in casa del Padova e il pareggio del Foggia. Siamo ancora lì nel calderone, ma abbiamo tirato fuori la testa e vediamo altre squadre che inizianom a scottarsi. E’ ancora lunga ma partite come queste ti danno l’energia di 10 barattoli di Pappa reale.
Anche stavolta è piaciuto l’approccio del Livorno alla partita. Subito squadra aggressiva, difesa alta, centrocampo pronto sui secondi palloni. Un siluro di Valiani deviato in angolo da Micai è il primo squillo, avvertimento neanche troppo velato alla Salernitana. E dopo un tiro di Murilo di poco alto, ecco gol: 23 come il minuto, 23 come la maglia di Alino Diamanti che pennella un cross sul quale si avventa Murilo che però non controlla, il più rapido è Rocca e il suo tiro due passi trafigge Micai sul primo palo. Dopo l’1-0 i ritmi calano, il Livorno perde un po’ di pressione ma dietro tiene benissimo.
E la pressione cala ancora a inizio ripresa quando il Livorno inizia a rintanarsi un po’ troppo, senza fare più possesso palla. Due volte ci mette le mani Zima su Jallow, Gregucci inserisce un trequartista (Anderson) per un mediano (Odjer), il Livorno va vicino al raddoppio con Diamanti, poi Breda rinforza il centrocampo con Salzano per Dumitru.
Gli ultimi minuti sono una sofferenza. Gregucci mette anche Djuric (2 metri e 02) e la Salernitana inizia a buttare nell’area tutti i palloni. Ma Zima è presente, Di Gennaro, Bogdan e Gonnelli non sbagliano un colpo e la difesa regge. E finisce in trionfo.
Erano anni che non vedevamo uno stadio in piedi per spingere la squadra, per aiutarla a resistere. Tutti a soffrire per la maglia amaranto. Proviamo a tornare più spesso quelli che eravamo. —
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