Sicurezza
Vecchio a chi? Luci, Alino e Valiani Il talento non ha età e fa la differenza
Sono i tre giocatori maggiormente utilizzati da Breda E ad Ascoli sono stati i migliori in campo: ecco perché
La brillantezza atletica e il dinamismo dei ragazzini. La carta d’identità utile solo quando devono esibire un documento perché la loro data di nascita bugiarda è falsa come i soldi del Monopoli. Signore e signori ecco a voi i tre “matusa” del Livorno: Alino Diamanti, Ciccio Valiani e capitan Andrea Luci, tre giovanotti nati nei meravigliosi Anni 80, quando presidente della Repubblica era un ex partigiano e l’Italia era un Paese unito, ricco e prospero. Per millesimo – come direbbero, giusto per rimanere in tema, i nonni livornesi – sommano 109 anni in tre eppure in campo viaggiano come schegge.
Domenica scorsa ad Ascoli sono stati i migliori in campo per dispersione. Rileggetevi le pagelle e i giudizi espressi: 7, 5 per Luci, 7 a Diamanti e Valiani. «Con tutti i palloni recuperati può aprire un negozio di Decatlhon» è stato il commento alla prestazione del capitano. E Alino? «Se Milinkovic-Savic mette le mani sul suo rigore, lo ricoverano 30 giorni in ortopedia». Infine il motorino di Pistoia che «si sdoppia come si fa con due assi a Black Jack».
ESPERIENZA E TALENTO
Che il trio delle meraviglie sia imprescindibile, è dato anche dal loro utilizzo massiccio. Diamanti è quello che ha giocato più di tutti: ha saltato solo due partite per squalifica ed è stato in campo per 1955’ durante i quali ha segnato 9 gol e smazzato 5 assist. In sostanza lui produce qualcosa di decisivo ogni partita e mezzo. La statistica sarebbe ancora migliore se Raicevic a Spezia e ad Ascoli non si fosse divorato i due cioccolatini gentilmente serviti dal fuoriclasse della serie B.
Subito dietro, quanto a minuti giocati, c’è Valiani e lui merita un capitoletto a parte perché ricopre non uno, ma due o tre ruoli anche in una singola partita: esterno destro, sinistro, mezzala se non addirittura rifinitore. Se non ci fosse andrebbe inventato. È il tassello unico nella sua universalità. Tutto questo senza contare che è nato nel 1980 e che ormai è maledettamente vicino agli “Anta” anche se non si direbbe a vederlo sgambettare sul campo. Poi c’è il capitano. Debutto in amaranto nel 2010, quasi 300 presenze con la maglia del Livorno che lo collocano nel gotha dei grandissimi partite giocate abbinate a un’ottima qualità. Quest’anno ha sofferto per via di un guaio muscolare accusato a Venezia a settembre. È rimasto fuori alcune settimane. Ha avuto una ricaduta, ma si è curato ed è tornato. Ora è inamovibile e nelle ultime nove giornate ha sempre giocato senza mai essere sostituito. 1416 i minuti giocati. Ad Ascoli in mezzo, senza il suo alter ego Agazzi uscito per infortunio, ma con Salzano (caratteristiche tecniche e dinamiche diverse da quello dell’ex foggiano) compagno di reparto, non continuato a macinare gioco e avversari. È arrivato a 18 presenze stagionali. Gliene mancano appena 7 per arrivare alle fatidiche 25 che – come da clausola contrattuale – lo porteranno automaticamente al rinnovo. E dire che un dirigente – lo stesso che a gennaio 2018 non volle Diamanti preferendogli Kabashi e Manconi – nell’estate 2017 lo aveva praticamente già impacchettato e spedito con viaggio di sola andata per Trieste.
IL SEGRETO.
Alino, Ciccio, e Andrea sono tre esempi. Il Livorno affida anche e soprattutto a loro le chances di salvarsi. Dietro le loro prestazioni “monstre”, però c’è un segreto di Pulcinella fatto di lavoro, di uno stile di vita perfetto e di un’intelligenza superiore alla media. In campo, ma soprattutto fuori. In altre parole sono uomini d’altri tempi. Ecco, forse, in solo in questo, dimostrano l’età che hanno. —
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