Gioco
Peccati di gioventù e la Tempesta finale Don Bosco ko, ma Lucca ha avuto paura
LIVORNO. Finisce come doveva finire, ma chiariamo subito che lo scarto finale è falso come i soldi del Monopoli e non fotografa con esattezza la partita. Per quasi tre quarti di gara, infatti, il Don Bosco, pur privo del leader Stolfi e con il nuovo arrivato Ondo Mengue in panchina ma non ancora utilizzabile, fa vedere le streghe alla ricca Lucca squadra con un quintetto già pronto per l’attesa serie B. Confermando, anche se per portarla fino in fondo ci sarebbe voluto un mezzo miracolo, l’impressione sempre avuta che la squadra di Mori (ma era stato così anche nella gestione Russo) riesca ad esprimersi meglio contro le squadre di alta classifica.
Poi il serbatoio delle energie si vuota di colpo (i giovani hanno giocato anche a inizio settimana nel campionato under 18, tutta la squadra anche giovedì sera nel recupero con Montale) e i rossoblu cedono di schianto anche perché, dall’altra parte, è finalmente entrato in panchina il declassato Barsanti, all’inizio impreciso e nervoso, forse non ancora recuperato al meglio da un punto di vista fisico. Ma quando la guardia lucchese scalda la mano e piazza due triple in fila, la partita si spacca.
Prima, invece, tanta sofferenza per la squadra di Piazza, costretta anche a risalire da un – 10 (34-24 al 16’05”) propiziato dalle triple di Korsunov e dall’atletismo eccellente di Ceparano mentre Creati e Bonaccorsi non sfigurano contro la coppia di play ospiti Zita e Tempestini, entrambi reduci dalla serie B.
Intanto Fantoni faceva a sportellate con Tessitori, per stazza e capacità uno dei pivot più efficaci del campionato: finché c’erano le energie dei compagni per far scattare aiuti e raddoppi, i danni venivano contenuti, ma quando la fatica cominciava ad affacciarsi cambiava anche la musica mentre il grande lavoro difensivo annebbiava le idee del capitano in attacco, costringendolo a un inusuale 0/6. Terzo quarto che comunque si apriva ancora nel segno di Korsunov con la sua quarta tripla (41-36) ma era una sorta di canto del cigno: Lucca, sorniona, capiva che il Don Bosco stava raschiando il fondo del barile e piazzava con il ritrovato Barsanti e il sempre positivo Romano i primi colpi duri. –
F. P.
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