Gioco
Gli acuti di Detti e Fangio ci esaltano anche a Milano
Doppio oro nell’ultimo test prima dei campionati assoluti italiani di Riccione Ciampi è d’argento nei 200 e nella 4x200 stile libero, seconda anche De Memme
Ilaria nasce atleta, anche se come dice lei stessa inizia tardi, a diciotto anni. Nasce atleta e diventa fotografa, per ingannare il tempo tra un salto e un altro, nelle lunghe giornate delle gare da lunghista: ecco forse spiegato il perché della magia che fa sì che quelle che potrebbero essere semplici fotografie di corpi appaiano già dal primo sguardo come scatti di qualcos'altro, qualcosa che ha più a che fare con lo spirito. Come se Ilaria non si limitasse a osservare gli atleti e a immortalarli in una bella posa plastica ma gli entrasse dentro, strappandogli potenza, vitalità e forza per restituirle allo spettatore. Sedendosi accanto alla disabilità, mostrandone la crudezza, studiando senza imbarazzi l'intreccio tra i corpi e gli ausili che vi si sostituiscono e che li estendono, li completano, li aiutano ad arrivare là dove la mente e il cuore degli atleti hanno deciso di portarli. “L'idea di un progetto fotografico sulla disabilità e lo sport è nata mentre stavo fotografando alcuni miei compagni gareggiare i 200 metri: mentre ero pronta a scattare, con lo sguardo dentro all'obiettivo, mi sfrecciò davanti Andrea Lanfri, che scoprii solo dopo avesse le protesi”. Un vero e proprio colpo di fulmine che segna Ilaria e la convince a iscriversi all'Accademia internazionale di fotografia di Firenze: “Capii che avrei voluto fotografare la passione e la tenacia di questi ragazzi e mi decisi ad intraprendere un percorso che mi qualificasse seriamente, così da poter rendere loro onore e fare un lavoro professionale”. A ottobre Ilaria si diplomerà e nel frattempo è riuscita a realizzare il sogno di portare alla ribalta la forza e le conquiste di alcuni atleti paralimpici: da sabato 9 a domenica 24 marzo le fotografie a colori di grandi dimensioni che immortalano sei atleti toscani faranno bella mostra di sé alla Biblioteca Labronica ai Bottini dell'Olio. Trentasei scatti in cui c'è tutta la bellezza dell'animo di chi non si arrende, l'eleganza della dignità e del riscatto personale di Andrea Lanfri, Claudio Rigolo, Martino Serravalli, Marco Gianassi, Riccardo Cavallini e Matteo Panariello. “Il percorso non è ancora concluso, subito dopo il diploma vorrei riprenderlo in mano e portarlo fuori da Livorno- dice Ilaria con un entusiasmo travolgente- sopratutto vorrei denunciare la scarsa attenzione che da sempre è riservata agli sport minori: Cavallini, ad esempio, non ha spazi adeguati dove allenarsi e nonostante abbia vinto per due volte la maglia rosa di Handbike, è costretto a farlo in strada”. Presenti alla conferenza stampa di “Iron People” anche il delegato del Comitato paralimpico regionale Antonio Agostinelli, che sottolinea la capacità positiva dello sport di recuperare le persone, Giovanni Giannone del Coni Livorno, che pone l'accento sullo sport come strumento di integrazione sociale e di sviluppo personale, e la responsabile dei sistemi bibliotecari del Comune Cristina Luschi. “Dare visibilità a chi non si arrende è importantissimo, ed è importante che lo si faccia attraverso qualcosa di esteticamente bello, come in questo caso” osserva l'assessore Leonardo Apolloni. Dello stesso parere il garante dei disabili Maurizio Melis: “Associare l'attività sportiva paralimpica alla bellezza è determinante per avvicinare i disabili allo sport”. La mostra, promossa dal Comune di Livorno, dal Coni Toscana e dal Cip, sarà visitabile dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 19.30; la domenica dalle 10 alle 19.
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