Il Tirreno

Livorno

Rissa in campo e tra genitori in Picchi-Pro Livorno 2003

Eva Bertolacci
Calcio giovanile (foto d'archivio)
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Calcio giovanile (foto d'archivio)

Il caos scoppia al fischio finale per qualche esultanza e parola di troppo: oltre ai ragazzi, coinvolti anche alcuni parenti. 10 espulsi a fine gara tra i giocatori  

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LIVORNO. Quello che doveva essere un derby fra ragazzi, a fine gara si trasforma in una maxi-rissa che vede coinvolti giocatori e genitori. All'impianto sportivo dell'Armando Picchi in Banditella sabato scorso è andato in scena il match fra gli Allievi B provinciali (quindi classe 2003) di casa di Alessio Menicagli contro i pari età della Pro Livorno Sorgenti, guidati da Giacomo Adamoli.

Una partita senz'altro sentita fra due formazioni che schierano ragazzi di 15 e 16 anni: la PLS ha chiuso da capolista la prima fase della stagione, subendo una sola sconfitta proprio per opera dei bianco-amaranto finiti secondi e ora è cominciata la seconda parte del campionato.
La gara che prende vita è “maschia”, le due squadre non risparmiano l'impegno in campo e l'arbitro alla fine concede ben 10’ minuti di recupero, viste le tante interruzioni di gioco dovute ai falli e al conseguente ingresso dei sanitari in campo. Alla fine a spuntarla è l'Armando Picchi che batte per 2 a 1 i bianco-verdi, confermandosi la “bestia nera” della Pro Livorno Sorgenti.

Poi il patatrac. Al fischio finale qualche esultanza un po' fuori dalle righe da parte dei giocatori e di qualche genitore genera scompiglio in campo: seguono sfottò e spintoni fra i giocatori, molti dei quali si conoscono anche fuori dai confini del rettangolo verde in quanto frequentano le stesse scuole. Mentre i ragazzi si dirigono negli spogliatoi vengono raggiunti dai genitori che, trovando aperto il cancello del corridoio che separa il sintetico del Picchi dalle docce, si precipitano per difendere i propri figli in maniera non del tutto pacifica. Per fortuna tra i genitori presenti ci sono anche due appartenenti alle forze dell'ordine, uno sponda Picchi, l'altro Pro Livorno Sorgenti, non in servizio ma venuti all'impianto semplicemente a vedere giocare a pallone i propri figli, che aiutano a sedare gli animi evitando conseguenze peggiori.

Ma “il danno” ormai è fatto e la scena non è stata per niente edificante, con tanti ragazzi che hanno vissuto minuti di vero e proprio spavento, coinvolti in un parapiglia che ha visto come protagonisti anche gli adulti. L'arbitro, osservata la situazione, ha preso poi la decisione di entrare negli spogliatoi di ciascuna formazione ed espellere cinque giocatori per parte. Convertendo in pratica le tre ammonizioni per squadra maturate durante l'incontro in cartellini rossi per i fatti avvenuti a fine gara. Il problema è che qualche giocatore ammonito era già sotto la doccia ben prima del termine dell'incontro... Al di là di questo, resta comunque una giornata da dimenticare. Una brutta pagina per il nostro sport.

QUI PICCHI

«Sono comportamenti da condannare – le parole del ds del Picchi Sauro Brondi – e noi ci attiveremo come società nei confronti dei nostri teserati. Voglio innanzitutto ringraziare i due genitori, uno di un giocatore del Picchi e l'altro della Pro Livorno Sorgenti, due appartenenti alle forze dell'ordine che sono intervenuti per calmare la situazione e hanno aiutato a placare gli animi. Il cancello? Era chiuso, ma non a chiave, anche perché in genere prima della fine della gara viene aperto per consentire al pubblico di la-sciare la tribuna e uscire. S-no stati 5’ di gazzarra con i genitori intervenuti per dividere i figli. Ripeto, condanno quello che è successo anche se questa cassa di risonanza mi pare forse esagerata».

QUI SORGENTI

«La vera sconfitta è doverci ritrovare a parlare di queste cose - commenta amaramente Marco Bracci-ni, direttore sportivo della Pro Livorno Sorgenti - successe oltretutto il giorno in cui ricorre il secondo anniversario della morte del nostro Jacopo Pieri. Sono profondamente addolorato per questi fatti, la nostra squadra aveva vinto cinque volte consecutive la coppa disciplina e da inizio anno avrà preso sì e no 10 ammonizioni in tutto. Ci voleva forse più accortezza da parte del nostro staff tecnico che a fine gara, vista la situazione, doveva radunare i ragazzi ed evitare che uscissero insieme agli avversari. Il cancello che circonda il passaggio dagli spogliatoi al campo era aperto e questo ha permesso ai genitori di entrare a contatto con i giocatori, comunque noi ci prendiamo le nostre responsabilità. Queste cose non devono mai più succedere».

LA FIGC

«Il nostro impegno come Comitato regionale toscano è profuso affinché episodi del genere non succedano – spiega Bruno Perniconi, vice presidente del Crt della Figc – per questo organizziamo sempre corsi per dirigenti, segretari e promuoviamo gli incontri con i genitori all'interno delle società, perché molte volte sono proprio i padri e le madri a farsi pren-dere da certe situazioni. Invece dovrebbero essere i primi a dare l'esempio ai figli». Perniconi aggiunge: «Ogni fine settimana sul nostro territorio ci saranno un migliaio di partite, episodi del genere sono una parte irrisoria dell'insieme, solo che la cassa di risonanza è sempre forte. A questo punto un incontro fra le due società mi sembra doveroso. Tempo fa a Firenze è successo un episodio analogo, con partita che però era stata addirittura sospesa. Il presidente di una di queste due società si è autoac-cusato prendendosi le sue responsabilità».

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