Gioco
L’uomo con la valigia è tornato a sognare «Ero quasi a Bucarest che gioia essere qui»
Lorenzo Gonnelli da partente sicuro a titolare fisso «Ho i brividi ripensando al gol, sembra fuori e invece....»
La chiusura dopo pochi minuti su Letizia, una di quelle scivolate che fanno impazzire una tifoseria, era l’indizio giusto. Lorenzo Gonnelli è stato mostruoso, un gigante, praticamente perfetto. «Siamo stati tutti all’altezza della situazione, ora dobbiamo continuare così», dice il difensore con la solita umiltà dopo il 2-0 al Benevento. In realtà è stato il migliore in campo insieme a Diamanti, insuperabile in difesa e perentorio in occasione del raddoppio.
E pensare che non segnava da oltre quattro anni: era il 24 gennaio del 2015 quando realizzò il primo - e fino a lunedì sera unico - gol in maglia amaranto, in un 4-2 sul Brescia che all’epoca fece sognare la serie A. Ecco, di quella rosa sono rimasti soltanto Luci, Mazzoni e lui, l’ormai ex bimbo di Stagno che ha trovato continuità e ora studia da leader.
«Sono contento - prosegue Gonnelli, 26 anni a giugno - ma è stata la prestazione di tutta la squadra a fare la differenza: con questa voglia e con questo atteggiamento possiamo conquistare la salvezza».
Partita super di tutti, ma per lei una delle migliori con la maglia del Livorno.
«È andata bene, benissimo. Abbiamo giocato con intensità e aggressività per 90 minuti, mettendo in campo quello che ci aveva chiesto il mister».
E non era facile considerando sia il valore dell’avversario che la batosta di La Spezia.
«Esatto, il Benevento è una corazzata: solido in difesa, fortissimo davanti. Noi siamo stati bravi a concedere poco, ma la chiave è stata un’altra».
Quale?
«Abbiamo vinto tutti i duelli, nell’uno contro uno non c’è stata storia. È così che oggi si vincono le partite».
Passiamo al gol: solo lei si è accorto subito di aver segnato…
«Davvero! C’era un silenzio surreale, nessuno esultava. Una sorta di illusione ottica ha ingannato quasi tutti anche in campo, non solo sugli spalti, ma io ho visto immediatamente la palla dentro e ho iniziato a correre verso la curva. È stata un’emozione pazzesca». Era uno schema provato in allenamento? «Certo, sulle punizioni e sui corner lavoriamo molto. Poi con uno come Alino è tutto più facile».
È un momento importante per il Livorno ma anche per lei: la settima partita di fila da titolare, il ritorno al gol dopo anni…
«Sono felice, sto trovando spazio e voglio continuare su questa strada».
E pensare che a gennaio era a un passo dalla cessione.
«Voglio chiarire una cosa: io non volevo andare via a tutti i costi, ma alla fine del girone d’andata non avevo spazio e sentivo, in questa fase della mia carriera, l’esigenza di giocare con continuità. A quel punto si è presentata l’occasione di andare in Romania, alla Dinamo Bucarest».
E com’è andata la trattativa?
«Ho fatto una serie di valutazioni. Dopo l’infortunio di Dainelli ho sentito la fiducia dell’ambiente e il mister mi ha chiesto di restare: è stata la scelta giusta, aveva ragione lui».
Anche perché oggi il Livorno sarebbe salvo.
«Sì, è vero, ma non abbiamo ancora fatto niente. Quella con il Benevento è stata una vittoria fondamentale, ora però bisogna pensare alla sfida di Ascoli: sarà un’altra battaglia». —
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