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La favola di Bacci: il lavoro, la famiglia e la serie A a 38 anni

Eva Bertolacci
La favola di Bacci: il lavoro, la famiglia e la serie A a 38 anni

A Lamezia il debutto a coronamento di un sogno «Mi vengono i brividi a ripensarci, un’emozione infinita»

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Si può esordire in Serie A a 38 anni? Sì, se ti chiami Marco Bacci e al posto del cuore hai una palla a righe gialle e blu. Il libero, nato a Cecina il 29 agosto 1980 è l'atleta più “anziano” in forza all'Acqua Fonteviva Apuana Livorno e col suo carisma è diventato un punto di riferimento per i compagni.

Il 30 dicembre scorso è sceso in campo da titolare contro il Lamezia, per lui era la prima volta e quella data gli rimarrà dentro per sempre. «A ripensarci mi vengono i brividi, per me è stata una partita indimenticabile, giocata dopo una notte insonne perché solo il sabato mattina, giorno della partenza per la Calabria, seppi che dovevo sostituire Pochini. Il libero rappresenta un perno per la squadra e sentivo addosso tutta la pressione del mio ruolo. Dopo un inizio un po' contratto riuscimmo a scioglierci e vincemmo. A fine gara non ho saputo trattenere l'emozione, davanti a me c'era Wojcik, un bimbone, ci siamo abbracciati a lungo, per me è stata una partita e un'emozione indescrivibile».

Come si vive lo spogliatoio da “chioccia” del gruppo?

«Sono il più anziano, ma è il primo anno che mi affaccio a una realtà di alto livello. Cerco di stare più vicino possibile ai miei compagni, il rapporto coi ragazzi è ottimo, mi piace fare da valvola di sfogo anche se a volte capita anche a me di confidarmi con loro».

Alleni anche la Seconda Divisione femminile del Rosignano 6 Rose, un doppio ruolo insomma.

«Essere in un contesto come giocatore è diverso, dentro la Fonteviva scelgo di viverla il più possibile come atleta, anche se cerco di assimilare i concetti trasmessi da Paolo e Marco (Montagnani e Franchi), per me è una sorta di aggiornamento quotidiano».

Veniamo alle note dolenti, la sconfitta contro Mondovì.

«Lunedì ci siamo confrontati con Paolo e lo staff per le difficoltà che abbiamo nel giocare fuori casa. Forse ha influito anche la lunga pausa, ma l'amarezza di ora non fa altro che stimolarci: domenica a Macerata vogliamo dare il 110%, mangiarci letteralmente il pallone».

Padre, lavoratore, giocatore e allenatore. Pensi mai al prossimo anno?

«Se continuerò? Lo dovete chiedere alla mia famiglia.. Non potrei fare questa vita qui senza il supporto della mia compagna Sara o di mio fratello Andrea che mi aiuta sul lavoro; se fossero così pazzi da assecondarmi mi piacerebbe continuare». —

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