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Il batticuore di Achilli «Feci la cosa giusta a cedere a Spinelli»

Fabrizio Pucci
Il batticuore di Achilli «Feci la cosa giusta a cedere a Spinelli»

L’ex presidente e il figlio sono i primi tifosi «Ci hanno cercati per dare una mano» 

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il ricordo

Da vent'anni Aldo Spinelli è il presente del Livorno Calcio. Un presente vissuto e diventano quattro lustri di passato. L'imprenditore genovese rilevò il Livorno dalle mani di Claudio Achilli che dopo tanto tempo torna a parlare di quel famigerato giorno del passaggio delle consegne: «Per me e la mia famiglia fu un grande dispiacere e una emozione enorme. Facemmo la cosa giusta, ma Livorno ci è rimasta nel cuore. Quelli furono giorni caldissimi. Che ricordi».

Costretto a letto dalla febbre, l'ultimo predecessore di Spinelli, preferisce far parlare il figlio Massimo: «Già vent'anni? Ero un ragazzino. Per me era un gioco, per mio padre no. Anche mia sorella Francesca era più coinvolta nel Livorno, ma attenzione: pure io amavo la squadra. Anzi. La amo. Pensate che ho scaricato sul mio smartphone almeno due applicazioni che suonano quando cambia il risultato della squadra amaranto. Non sono più venuto allo stadio perché mi fa troppo male. Sarebbe come tornare a casa mia che però ora è abitata da altre persone. Insomma: un dispiacere». Achilli Junior, poi rivela un retroscena: «Sapete che in questi anni mio padre è stato contattato più volte per tornare a Livorno a dare una mano?».

Dal 1992 al 1999 il Patron della Achilli Motors guidò il Livorno dal Campionato Nazionale Dilettanti alle soglie della serie B: «Ci abbiamo messo energie, amore e soldi. Tanti soldi» dice Massimo Achilli che poi conferma il concetto espresso dal padre: «Spinelli è in sella da 20 anni. La società non ha un centesimo di debiti, non ha mai avuto problemi economici e mai ne avrà. Questo rende bene l'idea della scelta che fece mio padre all'epoca. Il Livorno ha scalato le categorie e noi ne abbiamo sempre gioito. Adesso speriamo che la squadra di Breda possa salvarsi e restare in serie B, quella categoria che noi sfiorammo nel 1998». —

Fabrizio Pucci

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di Redazione web