Gioco
Luca Banchi, un maremmano sale sul tetto del mondo
Con l’Aek Atene ha conquistato la coppa Intercontinentale a Rio de Janeiro «Come festeggio? Semplice, passo dalla Caipirinha al “mio” Morellino»
«Come festeggio? Semplice, passo dalla Caipirinha al Morellino, nella mia Grosseto»: Luca Banchi, domenica sera, ha messo in bacheca la coppa più importante per un allenatore di basket, la Fiba Intercontinental Cup.
In finale, il suo Aek Atene ha battuto il Flamengo 86-70, con 22 punti dell’ex Milano Jordan Theodore, mvp della competizione, per lui anche 5 assist, 17 per l’altro ex Olimpia, il lituano Jonas Maciulis e 12 per Delroy James.
A sollevare il trofeo è stato capitan Dusan Sakota: 11 punti per l’ex Pesaro e Varese nella finale contro la squadra di Anderson Varejao, il centro ex Cleveland Cavs, il migliore dei suoi (21 punti e 11 rimbalzi). Al terzo posto gli argentini del San Lorenzo (che erano stati sconfitti in semifinale dall’Aek) che hanno vinto la finale di consolazione contro gli Austin Spurs 77-59.
Per il tecnico ex Siena, Milano e Torino, è il più importante successo in carriera, centrato nella sua prima stagione intera all’estero, visto che l’anno scorso, in Germania al Brose Bamberg, fece solo la parte finale centrando la semifinale playoff della Bundesliga e il dodicesimo posto in Eurolega.
«Abbiamo fatto una grande cosa – ci dice, mentre con la squadra si appresta a salire sul Corcovado, per ammirare la statua del Cristo Re, poco prima di prendere il volo di ritorno –, un risultato che per il club va a coronare un anno d’oro. Proprio lo stesso giorno, l’anno scorso, aveva infatti vinto la coppa di Grecia, poi ha conquistato la coppa dei Campioni (tecnico Sakota, ndr) e ora l’Intercontinentale. E questo dopo un periodo difficile: solo cinque anni fa aveva rischiato il fallimento e ora è tornato a livelli altissimi».
E la Coppa Intercontinentale sarà sempre legata a Luca Banchi.
«Unire il mio nome a questo traguardo è motivo di grande orgoglio e anche un privilegio per pochi. Soprattutto in un club che ha avuto, fra gli allenatori, calibri tipo Dušan Ivković o, appunto, Dragan Šakota».
Come si allena in Grecia? La passione (e la pressione) sembrano alle stelle.
«In effetti c’è una grande partecipazione, una passione enorme. Fra l’altro la pallacanestro ha una grande esposizione televisiva, qualcosa di impensabile in Italia e questo, se da una parte mi stupisce positivamente, dall’altra limita un po’ le presenze nei palazzetti, se non nelle grandi manifestazioni. Le nostre final-four di Rio sono andate in diretta sulla tv nazionale e hanno avuto un audience superiore alla coppa di Grecia di calcio».
Ora farete qualche giorno di festa?
«Sì adesso c’è la pausa per gli impegni della nazionale, per cui voliamo su Francoforte e da lì ognuno va per la propria strada. Io me ne torno volentieri qualche giorno in Maremma, dopo un tour de force così stacco anche volentieri la spina».
E con una coppa del genere in bacheca anche il relax ha un altro sapore. Anche perché, al rientro in Grecia, Luca Banchi è atteso dal derby di Champions League con il Paok e dai playoff in campionato con il Promitheas Patrasso basket. —
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