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L’icona gay Navratilova contro le tenniste trans: «È un folle imbroglio»
Londra. «Una pratica folle, un vero imbroglio». Senza giri di parole, Martina Navratilova è tornata a criticare apertamente la partecipazione di atlete transgender a competizioni femminili. Mito mondiale del tennis ma anche icona gay dopo il suo coming out nei primissimi anni '80, in tempi in cui dichiararsi omosessualità era ancora un tabù, l'ex campionessa statunitense torna a scuotere la comunità trans, e con essa tutto il mondo sportivo. Assumendo una posizione di estremo dissenso verso la possibilità, concessa ad atlete nate uomini, di gareggiare contro avversarie nate donne. Una differenza biologica che – secondo Navratilova – si tramuta in un netto vantaggio agonistico-sportivo. «È sicuramente ingiusto per le donne che devono competere contro persone che, biologicamente, sono ancora uomini – scrive oggi Navratilova in un editoriale per il Sunday Times –. Sono felice di rivolgermi a una donna transgender in qualsiasi forma preferisca, ma non sarei felice di competere contro di lei».
Massimo rispetto e apertura verso le persone trans, dunque, decisamente meno quando diventano avversarie. Un'opinione che la nove volte regina di Wimbledon aveva già espresso in passato sollevando le veementi proteste da parte della comunità trans, biasimata dalla ex tennista come «una vera tirannia». «Non posso non criticare la tendenza degli attivisti trans a bollare come transofobo chiunque abbia qualcosa da dire». Martina Navratilova aveva già commentato negativamente, lo scorso ottobre, la vittoria di un'atleta trans, McKinnon appunto, ai mondiali Master di ciclismo, a Los Angeles nella categoria 35-44 anni. —
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