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Livorno

Krunic apre lo show E l’Empoli si riaccende

David Biuzzi
Krunic apre lo show E l’Empoli si riaccende

Scelte del tecnico e “fame” dei giocatori fanno la differenza Gli acuti di Acquah e Farias completano il tris al Sassuolo 

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C’è un momento preciso in cui il ritorno al successo dell’Empoli prende forma. C’è sempre. Stavolta si materializza al minuto numero 34. E cioè quando Bennacer, in uscita dall’area azzurra, appoggia la palla in verticale a Krunic, come sempre libero alle spalle di Duncan. Fra il bosniaco e la porta del Sassuolo ci sono 60, forse 70 metri di campo. Ma lui s’accende, parte, il movimento perfetto delle punte gli apre un varco a destra. Anzi, è una voragine. Ci si butta come fosse Paris sul muro di un superG, il centrocampista, e quando arriva a guardare negli occhi Consigli ha ancora la lucidità di scavalcarlo con un delicato blog. Bingo. L’Empoli è avanti. Il più è fatto.

Oltre a essere bello, infatti, il gol spacca in due una partita che fino a quel momento si era giocata sul filo dei nervi. A ritmi bassi, spesso bassissimi, con il Sassuolo a fare gioco (4-3-3 confermato, interpreti nuovi sugli esterni: non una grande idea per De Zerbi) e l’Empoli (ancora 3-5-2 per Iachini, col debutto di Dragowski fra i pali: praticamente il piano perfetto) attento e compatto. Più attento e compatto che mai. A fare densità nella propria metà campo ma anche con un paio di armi niente male da spendere nelle ripartenze: l’opzione 1 è data dagli interni, molto bravi a farsi trovare sempre al posto giusto; l’opzione 2 dalla spinta sulla corsie dei due esterni. La sensazione, per 30 minuti, è che si giochi sul filo del rasoio: il primo che sbaglia rischia di pagare a caro prezzo.

E sbaglia il Sassuolo, la cui tecnica ogni tanto sconfina nella presunzione, che ha meno fame e meno intensità. Errore fatale, quello dei neroverdi, perché celebrare il gol (già descritto) di Krunic per l’Empoli è come bere un sorso d’acqua dal Santo Graal del pallone: problemi e insicurezze spariscono di colpo. Tutti i tasselli del puzzle vanno improvvisamente al loro posto. E 180” dopo, infatti, è di nuovo il popolo azzurro ad esplodere in Maratona. Stavolta l’azione si sviluppa a destra con Farias che trova il varco giusto e appoggia la palla dietro per lo straripante Acquah. Tocco facile in rete e partita nel ghiaccio.

Tre minuti per segnare due reti raccogliere quanto seminato in precedenza, insomma. Con le scelte del tecnico col cappellino che si rivelano le migliori possibili. Dall’altra parte, invece, chi lo ha rimpiazzato sulla via Emilia prova a correre ai ripari ad inizio ripresa, ma il doppio innesto di Bourabia (per uno spento Duncan) e Berardi (per l’impalpabile Brignola) producono davvero il giusto. L’Empoli resta in controllo. E, anzi, il doppio vantaggio e la serenità ritrovata diventano un carburante ancora valido. Già in avvio di ripresa, infatti, il vivace Farias avrebbe le opportunità per calare il tris (al 2’ e al 7’) ma sbaglia prima il controllo e poi la conclusione. Un film già visto, per l’ex del Cagliari, che però non demorde e raccoglie un premio personale più che meritato poco dopo. Mentre scatta l’ora di gioco. E scatta proprio insieme a Farias, che s’invola su una bella palla giocata come sempre in verticale dall’ottimo Bennacer, con un giochetto destro-sinistro evita il ritorno di Peluso e infila il portiere in uscita con un tocco da futsal. E il tris è servito.

Sulla partita in sé, ormai, non c’è altro da dire (buono, però, il ritorno di La Gumina). Se non che l’Empoli ci mette un altro paio di note positive e non banali: non prende gol (l’ultima volta era successo alla 3ª di campionato...) e fa guadagnare applausi a Dragowski (uscite ad alto rischio e paratona su Locatelli. Bene, serve tutto. Perché il treno della salvezza è partito e gli azzurri sono riusciti a prenderlo. Guai, ora, a scendere di nuovo. —



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