Italia
BENATIA E DYBALA,LE COLPE DELLA JUVE
Le evidenti difficoltà nella pur vittoriosa trasferta di Roma, l'eliminazione dalla Coppa Italia, infine il pareggio deludente contro il Parma. Cosa sta succedendo alla Juve? Allegri pensa positivo, eppure sono diversi i campanelli di allarme in vista della Champions.
Perché se è vero che un passo falso in campionato non complica i piani scudetto, vero è anche che la Vecchia Signora non arriva al turno europeo nelle migliori condizioni, anzi ha diversi equivoci da risolvere. Tanto che anche il match di sabato è sembrato un esperimento, un "piano B" nel caso in cui Bonucci e Chiellini non recuperino dai rispettivi infortuni. E quanto visto allo Stadium non lascia tranquilli. Il timore è che una squadra così scombinata non faccia in tempo a ritrovare l'abito migliore prima degli ottavi. La partenza di Benatia peraltro è fuori da ogni logica. Ha chiesto lui la cessione? Ok, ma la Juve doveva comunque tenersi stretto l'unico difensore all'altezza dei centrali titolari. Ci sarebbe da riflettere, piuttosto, sul perché Benatia abbia chiesto di andarsene. Un giocatore di valore assoluto relegato in panchina, non considerato, intristito. Non è tanto diverso da ciò che sta accadendo con Dybala. Poi non si può dare sempre la colpa ai giocatori. La fiducia è la prima molla che fa scattare un impegno maggiore e un rendimento elevato. Questi problemi sono irrilevanti in Italia, dove la Juve ha una superiorità tale da non pagare dazio agli errori.
Ma in Champions, quanto servirebbe il vero Dybala? E quanto una mediana in ottime condizioni? Invece i centrocampisti si alternano e non migliorano. Così il reparto convince ancora meno che a inizio stagione. La Juve ha una rosa infinita, ma in Europa conterà lo stato di forma, fisica e psicologica, della formazione-tipo. Fossi in Allegri, non sarei ottimista, ma preoccupato. Chiudiamo con il meritato applauso a Fiorentina e Atalanta, strabilianti in Coppa Italia e pronte ad affrontarsi in una semifinale che ci ricorda come il calcio sia galantuomo, perché al di là delle campagne acquisti faraoniche lascia ancora spazio a progetti e pensieri. Da un lato il carisma di Muriel che ha contagiato l'ambiente e ha liberato tutto il valore di Chiesa (Pioli non si dimentichi però di Simeone), dall'altro la saggezza di Gasperini che propone il gioco più evoluto in Italia. Sarà una bella sfida tra due realtà che meritano palcoscenici importanti.
(a cura di Giorgio Carlini)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
