Il Tirreno

Livorno

Dal garage al primo slam: nel cielo di Melbourne è nata la stella Musetti

Fabrizio Brancoli
Dal garage al primo slam: nel cielo di Melbourne è nata la stella Musetti

Il 17enne di Carrara trionfa battendo l’americano Nava al 14° punto del tie break. Premiato da Lendl, negli spogliatoi il “bravo” di Djokovic: «Ho imparato da te»

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Nella mistica del tennis il crinale tra vittoria e sconfitta a volte è stretto, sottile, pericoloso e bellissimo: come un sentiero delle Apuane. Quando Lorenzo Musetti da Carrara e l’americano Emilio Nava da Woodlands Hills, California, si sono presentati al tie break del terzo e decisivo set della finale junior dell’Australian Open, hanno percorso quel crinale scosceso per ventisei lunghissimi punti, sperimentando tutte le angosce di questo sport introspettivo. Da quel crinale è sceso vincente Lorenzo, con la gioia dei suoi 17 anni. Erano da poco trascorse le 8 in Italia e il mondo di questo ragazzo ha cominciato cambiare.

Nella mistica del tennis c’è la liturgia della vittoria, che può essere un ruggito liberatorio o un ghigno sicuro. Ma il più delle volte si manifesta come è successo a Musetti: un magnifico precipizio dal quale lasciarsi cadere, come in volo da una vetta delle Apuane. Fino a un istante prima, era in battaglia: gli occhi furenti, l’esaltazione, qualche strillo (uno degli ultimi è stato di sole tre lettere: «Ora!», ha urlato a se stesso, richiamando le forze che gli restavano). Nell’attimo successivo, tutto è finito. Lorenzo si è abbandonato al terreno, così soffice ora, e si è messo le mani sugli occhi. Poco più in là, nella foto, c’è la sua racchetta abbandonata.

Aveva appena vinto gli Australian Open.

Certo, è il torneo dei ragazzi. Ma è già il trofeo più pesante di una carriera giovane. È, di nuovo, un crinale aguzzo: una vittoria che può essere partenza o “solo” arrivo. Può essere il campo base per la tua incredibile ascesa, o la data d’inizio della più grande delusione della tua vita. Dobbiamo per forza chiedercelo, oggi? Forse no, a questo penseranno la famiglia di Lorenzo e il suo formidabile allenatore, che si chiama Simone Tartarini.

Nava, che ha 18 anni, uno in più dell’italiano, ha vinto il primo set picchiando come un ossesso e Musetti – n.4 del mondo e prima testa di serie del torneo – era a disagio. Il servizio dell’americano era davvero potente (fino a 215 km/h), e il diritto funzionava forte. Per uscire da quella morsa c’è stato bisogno di riorganizzare le idee e di fare la voce grossa annullando tre palle break sul 2-2, 0-40. Lì si è spaccato il primo diaframma che separava Lorenzo da questa partita. Nava è diventato più umano e fallibile (soprattutto col rovescio). Lorenzo ha controllato il rovescio in back, ha spinto sul lato destro del suo gioco e ha chiuso il secondo parziale con un 62 senza storia. Lì è cominciato un terzo set iperteso, mentre l’Italia scopriva, in diretta su Eurosport, che stava nascendo un principe azzurro. Un testa a testa senza respiro, con Musetti capace di incidere con il diritto inside-out e Nava aggrappato alla battuta ma più fallace: alla fine saranno 50 i suoi errori non forzati, contro i 26 dell’azzurro. Arriva il super tie break, la resa dei conti. Tre match-point sfumati per l’italiano (uno per meno di mezzo millimetro), uno per l’americano. L’equilibrio è andato in frantumi su un tracciante incrociato di Nava finito fuori. Eccolo, Musetti, a terra con le mani in faccia: 46 62 76 (tie break 14-12).

Premiato addirittura da Ivan Lendl, festeggiato dagli italiani di Melbourne e coccolato dal suo staff, Lorenzo è andato negli spogliatoi e lì ha incontrato una persona. Questa persona gli ha detto: ho seguito la partita e sei stato bravo, ti avevo visto perdere la finale a New York e vedo che ti sei allenato anche mentalmente. Era Novak Djokovic. Lorenzo ha tremato ma ha risposto meglio che a una prima di servizio impattata d’anticipo: gli ha detto «Ho imparato da te».

Deve esserci qualcosa, dentro i garage sparsi attorno al mondo. A Palo Alto, in California, tra gli scatoloni e l’odore di benzina in Addison avenue, William Hewlett e David Packard svilupparono nel 1938 il primo “audio-oscillatore elettronico” e a quel luogo, per convenzione, si fa risalire la nascita della Silicon Valley. Non molto lontano da lì, nel box auto di una villetta bianca di Los Altos altri due ragazzi misero a punto nel 1976 i loro progetti: si chiamavano Steve Wozniak e Steve Jobs, avrebbero fondato la Apple e cambiato la storia. Benedetti garage. Nel garage della casa della nonna di Lorenzo Musetti, a Carrara, invece c’era una racchetta. Non molto diversa da quella appoggiata a terra, alla destra del piede destro di un vincitore disteso e incredulo, sotto il sole della Rod Laver Arena.

Un colpo dopo l’altro, contro il bandone della nonna, come faceva Borg da bambino. Vieni Lorenzo, ora basta, è pronto il pranzo: chissà quante volte te l’avranno detto ma tu continuavi. Come fanno i bambini. E nessuno osi impedire a un bambino di sognare. 

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di Redazione web