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Riabilitato il fischietto che sospese la partita dopo i cori razzisti: tornerà ad arbitrare

Claudio Paglieri
Cesare Gavillucci, arbitro di Latina
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Cesare Gavillucci, arbitro di Latina

Gavillucci interruppe per 5 minuti il match tra Sampdoria e Napoli, poi fu escluso e finì a dirigere gli Allievi. La Figc lo riammette. E l'Aia spiega: "La bocciatura fu solo tecnica, fece troppi errori"

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ROMA. Il mondo degli arbitri è stato, per tanto tempo, un mondo chiuso. Abituato a decidere senza dare spiegazioni a nessuno. Con l’avvento del Var, però, la trasparenza concessa all’esterno (squadre, tifosi, stampa) ha contagiato anche l’interno. E adesso gli arbitri stessi possono guardare in faccia i loro superiori e far valere i loro diritti, come tutti gli altri lavoratori. Ieri, infatti, il tribunale della Figc ha accolto il ricorso dell’arbitro Claudio Gavillucci di Latina, retrocesso dalla Serie A al termine della scorsa stagione in base a «valutazioni tecniche». Gavillucci, 39 anni, vantava 50 presenze in Serie A in tre anni.

Visse un quarto d’ora di notorietà a Marassi, nel maggio scorso, quando interruppe per circa tre minuti Sampdoria-Napoli a causa di “cori discriminatori” verso i partenopei. Il presidente Ferrero scese dalla tribuna per calmare la Sud, prendendosi la sua dose di fischi. Diversi giornali hanno poi collegato in un rapporto di causa-effetto la decisione dell’arbitro e la sua successiva “dismissione”, facendo intendere che l’interruzione di Genova non fosse piaciuta ai “piani alti”.

Una sorta di complotto difficile da provare ma anche da ipotizzare, considerando per esempio che il collega Massimiliano Irrati, che nel 2016 interruppe Lazio-Napoli per lo stesso motivo, fu poi l’addetto al Var nella finale del Mondiale. Forse, semplicemente, Irrati è un arbitro più bravo di Gavillucci. Che di errori ne ha fatti: uno dei più clamorosi fu non vedere la “parata” di Torreira in Sampdoria-Sassuolo, mentre la sua giornata nera fu un Torino-Fiorentina in cui il Var lo corresse tre volte. La bocciatura, assicura l’Aia, è dovuta esclusivamente a considerazioni tecniche: Gavillucci nei tre anni di arbitraggio era arrivato due volte ultimo e una volta penultimo nella graduatoria dei fischietti.

Il problema è però un altro: questa graduatoria nessun arbitro la vede, e nessuno sa che voto ha preso neppure per la singola direzione di gara: gli viene mandato il rapporto dell’osservatore, ma sbianchettato nei punti cruciali e nel voto finale. Insomma uno si ritrova retrocesso senza neppure sapere che stava lottando per salvarsi. La corte federale gli ha dato ragione proprio su questo punto e ora Gavillucci potrebbe, in teoria, tornare ad arbitrare in Serie A invece che tra gli Allievi, dove lo si è visto fischiare in queste settimane per pura passione.

Ma il designatore Rizzoli potrebbe anche non trovarsi in questa imbarazzante situazione: il presidente degli arbitri Marcello Nicchi, che da una parte prende atto e rispetta la decisione della corte, dall’altra annuncia infatti l’intenzione di impugnare la sentenza. Per rispetto degli altri arbitri «che, con le stesse norme oggi contestate, hanno raggiunto la serie A (come Gavillucci) o sono stati avvicendati prima, accettando il verdetto del campo con le valutazioni degli osservatori arbitrali e dei designatori». E per rispetto delle squadre, che meritano di avere i migliori direttori di gara, passati per una «selezione meritocratica».

Il legale di Gavillucci, Gianluca Ciotti, dubita che Nicchi farà davvero ricorso: «L’Aia è una componente della Federazione e se un’associazione non accetta un verdetto della Federazione ricorrendo al Coni significa porsi al di fuori di se stessi». Ma sul ritorno all’arbitraggio del suo assistito dice «non so se glielo permetteranno». Possibile che lui stesso preferisca incassare la vittoria e magari chiedere un risarcimento. Quello che conta è che, dopo questa querelle, nella nuova stagione a tutti gli arbitri vengono comunicati i voti domenica per domenica e la loro posizione in graduatoria. Insomma un altro passo verso la trasparenza. E in un mondo sempre incline ai complotti non è un successo da poco.


 

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di Redazione web