Gioco
«Con Aldo Spinelli non parlo da mesi magari il mio nome l’ha messo in giro lui»
Da Genova anche Schenone nega l’interesse per il Livorno E oggi Peiani chiederà altro tempo per cercare nuovi soci
Dovrebbe essere il grande giorno, l’ultimo utile perché Mirco Peiani presenti un’offerta alla famiglia Spinelli per rilevare la maggioranza delle azioni amaranto. E invece è probabile che il direttore generale alla fine si limiti ad una telefonata a Sciu Aldo, perché i documenti elaborati l’altro ieri dal commercialista di fiducia non saranno pronti prima dell’inizio della prossima settimana. E soprattutto perché la cordata per ora non c’è.
Diciamo quindi che la dead line si andrebbe a spostare di qualche giorno, sempre che Spinelli accetti l’ennesimo rinvio.
I rumors si rincorrono e ruotano ancora intorno alle figure di Roberto Piccini e Marco Susini. Qualcuno addirittura già li vede nelle vesti di direttore generale e addetto alle relazioni esterne ma è chiaro che sono solo chiacchiere.
L’ex presidente della Compagnia e l’ex onorevole hanno bussato a tutti gli imprenditori del porto: il loro sogno è creare un gruppo livornese, un consorzio formato da tanti soci in grado di sostenere i costi di una serie B nel medio termine, utilizzando una formula che funziona da anni nella maggiorparte delle società del basket di serie A.
Gli ultimi nomi contattati sono stati Renzo Conti (ex Ltm), Giovanni Sirtori Laviosa ed Enrico Bonistalli (presidente di Asamar nonché suocero di Giorgio Chiellini). Quest’ultimo, interpellato ieri sera dal Tirreno, ha negato qualunque interessamento.
Da Genova intanto si fa sentire Giulio Schenone, noto imprenditore portuale, ex socio di maggioranza in Darsena Toscana, il cui nome è uscito prepotentemente alla ribalta negli ultimi giorni. «Le cordate vengono bene in montagna, mentre un club di calcio si amministra bene quando la società è composta in numero dispari inferiore a tre - dice al Tirreno -. Chi comanda, ci mette i soldi e si assume tutte le responsabilità, sia quando i risultati sono lusinghieri, sia quando sono deludenti. L’idea di entrare nel mondo del calcio non mi ha sfiorato neppure per un secondo e non saprei dire neppure come sia uscita questa mia candidatura, visto che nessuno mi ha interpellato. Fatica che sarebbe stata inutile, perché avrei detto no». Insomma, è stata solamente un boutade? «Se vogliamo scherzare, faccio la battuta e dico che sì, riesumo il vecchio progetto di Romeo Anconetani e facciamo una bella fusione con il Pisa - risponde Schenone -. Se invece devo essere serio, specialmente in segno di rispetto a tutta la gente che ci mette passione e soldi andando alla partita, dico che il solo pensarci non mi stuzzica per niente».
Eppure il suo nome è uscito e a quanto risulta gli sono arrivate pure telefonate per avere un ruolo nella futura società amaranto... «Ho interessi su Livorno, questo è vero, sia con Tdt che con i fondi, la nostra famiglia del resto opera nel vostro porto da circa 30 anni. Ma sono davvero sorpreso di questa grancassa. Tra l’altro ho rapporti con Spinelli direi nemmeno idilliaci, e addirittura sono mesi che non ci parlo. Mi vorrei augurare, e qui scherzo, che non fosse stato proprio lui a tirarmi dentro come suo possibile successore, per andare poi in giro a dire che alla fine resta a Livorno perché Schenone non gli ha fatto l’offerta». —
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