Il Tirreno

Livorno

sulle milanesi 

«Il calcio di oggi va a velocità doppia rispetto al centrocampo dell’Inter»

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In Champions con un miracolo, fuori dalla Champions in modo scriteriato. Il 2018 è stato un altro anno da pazza Inter: per i nerazzurri non è proprio possibile una stagione normale?

«C'è poco da fare: l'Inter non cambierà mai. La pazzia è scritta nel suo Dna. Non è una società razionale, come la Juve o il Milan. È una realtà che vive di emozioni. L'ho vissuta personalmente: ti ritrovi circondato da un amore viscerale, da persone che letteralmente impazziscono per quei colori. Una passione folle, appunto, che ti travolge. E tutto l'ambiente ne risente, quando nel bene, quando nel male. Spesso i comportamenti dei giocatori nerazzurri vengono criticati. Secondo voi, i teatrini di Wanda Nara e Icardi sarebbero stati tollerati alla Juventus? Certo che no, ma l'Inter è diversa, è una squadra che ha negli idoli, più che nella società, i suoi punti di riferimento. Ora l'idolo è Icardi, lui e sua moglie possono fare quello che vogliono e tutto viene sopportato. L'arrivo di Marotta è un passo importante verso la razionalità che manca, ma sono convinto che né lui, né la nuova proprietà, riusciranno a modificare l'essenza di una squadra imprevedibile. In questo quadro, Spalletti sembra nato per fare l'allenatore dell'Inter, perché ha le intuizioni e le stravaganze tipiche dell'ambiente. Un fantasioso nella società più fantasiosa d'Italia. Si tratta di capire come evitare che gli eccessi di irrazionalità diventino un limite, come troppo spesso accaduto nella storia nerazzurra e come già capitato in alcune circostanze negli ultimi due anni. Ma Spalletti ha già fatto molto, risollevando in pochi mesi una squadra che aveva toccato il punto più basso dell'epoca recente con De Boer. Ha rimesso le cose a posto e ora l'Inter è lì a giocarsi la seconda piazza con il Napoli, con un progetto più ambizioso che la porterà, al massimo entro il prossimo anno, a essere la prima anti-Juve. Come per il Napoli, però, per vincere servirebbero altri campioni, in primis in mezzo al campo: bene i gol di Vecino, la riscoperta di Joao Mario o l'eleganza di Borja Valero, ma il calcio di oggi va a una velocità doppia rispetto a quella del centrocampo nerazzurro».

Mister, in estate riponeva molta fiducia nel Milan, tanto da pronosticarla come una squadra potenzialmente in grado di puntare al vertice. Che cosa non ha funzionato fin qui?

«Il fatto è che i rossoneri hanno dovuto fare i conti con una serie di infortuni che avrebbe messo in ginocchio chiunque. Bonaventura è uno dei migliori nel suo ruolo, su Romagnoli e Caldara fa affidamento un'Italia intera. Queste e altre lunghe defezioni hanno messo in evidenza il limite della rosa e l'inadeguatezza dei rincalzi. Detto questo, il Milan non mi dispiace, perché pur nelle evidenti difficoltà ha un senso. La squadra non gioca poi così male e Gattuso non si sta dimostrando solo un “urlatore”. Ma soprattutto, è stata molto saggia la scelta di affiancare al tecnico due elementi come Maldini e Leonardo, simboli e menti pensanti del Milan del passato e ora di quello del futuro. Higuain? Va tenuto, sarebbe un errore cederlo». —

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di Redazione web