Gioco
Il Cecina paga l’inesperienza e prende 4 sberle dalla Cuoiopelli
CECINA. La prima partita di ritorno del campionato di Eccellenza consegna al Cecina un’altra sconfitta. Ieri pomeriggio, al Santa Lucia di Venturina, i padroni di casa hanno perso 0-4 contro la Cuoiopelli. Il risultato conferma che i problemi da risolvere non sono pochi, sebbene l’età della rosa a disposizione di Tiziano Di Tonno sia bassa e il giocatore più grande abbia vent’anni. Per vincere certe partite, controllando anche la pressione legata al risultato, l’entusiasmo non basta. Servono esperienza e veterani della categoria. I ragazzi rimangono ultimi in classifica, ma visti i risultati possono e devono sperare perché pure le concorrenti soffrono. Il sole illumina il pomeriggio e il campo è in buone condizioni. Dopo quattro minuti, l’arbitro annulla il gol di Lorenzo Tempesti per fuorigioco, ma la rete è nell’aria. Gli ospiti attaccano in forze, il Cecina difende come può e al 10’, su azione conseguente a calcio d’angolo, Cosimo Papi fischia rigore tra le proteste. Federico Mengali va sul dischetto e non sbaglia. Lo 0-1 tramortisce i ragazzi, che riorganizzano la manovra ma, al 20’, subiscono il raddoppio firmato da Tempesti, bravo a insaccare di sinistro. Senza filtri sull’asse centrale, la difesa patisce e la Cuoiopelli ne approfitta, pescando con un lancio verticale ancora Mengali che sigla lo 0-3. Ripresa. In tribuna i tifosi bubbolano perché la gara ha preso la piega sbagliata, ma sul prato i rossoblù provano a recuperare sigillando i corridoi. Sotto di tre reti, non è facile per niente, anche a causa dei diversi stati d’animo. I pisani controllano e ogni tanto accelerano, mentre i padroni di casa sono costretti a inventarsi uno schema dietro l’altro per arrivare al tiro. La sfida finisce al 22’, quando Matteo Rossi gira di testa un traversone preciso di Andrea Ghelardoni e gonfia il sacco per la quarta volta. Non rimane che la girandola delle sostituzioni e un piccolo applauso al momento in cui Riccardo Campisi scarica da 20 metri e timbra la traversa. Poi, strette di mano e tutti negli spogliatoi.
Michele Falorni
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