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Livorno, Spinelli annuncia: «C’è l’acquirente, il 15 gennaio vendo». Ecco cosa c'è dietro l'affare
Da Crans Montana, in Svizzera, il presidente dà per chiusa l’operazione con un imprenditore straniero della cordata Peiani «Il sindaco Nogarin ha già in mano un impegno scritto». L’affare ruota intorno alla creazione all’ippodromo di Livornello
LIVORNO. Festa di compleanno in Svizzera, per la precisione a Crans-Montana, esclusiva località sciistica che proprio in questi giorni ha accolto anche Claudia Schiffer. È qui, tra neve e lusso, che la famiglia Spinelli ha festeggiato i 79 anni del suo “lider maximo”. E forse anche brindato alla cessione del Livorno. Sciu Aldo è di buonumore: «Guardi che anch’io gli anni li porto bene, me ne sento tanti di meno. È il lavoro a mantenermi in forma. Da sessant’anni mi sveglio alle 6 del mattino, corro al porto e poi sulle banchine e mi ritrovo a casa alle 20... I giovani non ce la fanno starmi dietro».
Insomma, presidente, è stanco solo del Livorno...
«No, non sono stanco del Livorno. Solo che io e Roberto non possiamo seguire la società come vorremmo. Per fare funzionare bene una società la si deve controllare bene; occorre presenza, si deve stare a contatto anche della squadra perché i giocatori se avvertono un vuoto di attenzione se ne approfittano e invece devono essere costantemente stimolati, pungolati, coccolati ma anche strigliati, se serve. E un presidente presente può veramente fare la differenza e noi ormai siamo legati a doppio filo con gli affari a Genova, che per fortuna vanno bene».
Quindi è tutto deciso, pensate di lasciare. Questa è la volta buona?
«Certo. C’è una data: il 15 prossimo ci sarà il cambio della guardia».
Presidente da cosa deriva questo suo ottimismo. Giorni fa non mi sembrò così sicuro?
«Mi hanno detto che nelle ultime ore c’è stata una svolta positiva per quanto riguarda la cordata guidata da Mirco Peiani».
In che senso?
«So che è stato determinante l’interessamento del sindaco Filippo Nogarin. Insomma, mi dicono che il primo cittadino ha in mano un foglio firmato in cui un imprenditore molto importante s’impegna a entrare nella cordata di cui fa parte Peiani e non so chi altro».
Piccola interruzione: tutto ruota attorno all’ex ippodromo Caprilli e all’ex Ceschina e alla loro trasformazione, di cui il Tirreno ha parlato varie volte e dettagliatamente, ultima il 20 dicembre scorso (QUI L'ARTICOLO). L’imprenditore non è italiano, ed è stato coinvolto dall’amministrazione comunale che si gioca molta credibilità nella realizzazione di questi progetti ambiziosi mentre scorrono i titoli di coda del suo mandato quinquennale.
Questo uomo d’affari avrebbe già messo un milione a disposizione di Mirco Peiani, il quale sarebbe coinvolto pure lui nel maxi progetto del lotto-lungomare che accoglieva il Caprilli. E proprio Mirco Peiani avrebbe a sua volta ricevuto da Nogarin il via libero a poter usufruire di una decina di ettari di terreno, lato stadio Armando Picchi, per poter creare una sorta di Livornello, e risolvere definitivamente l’annoso problema della società amaranto, con prima squadra e giovanili sparpagliate qua e là sui campi di altre società con quasi 400mila euro l’anno per affitti e spese varie.
Presidente, ma se il 15 saltasse tutto?
«Cosa? Vuole rovinarmi queste ore di vacanza? Non voglio neppure pensarci, perché abbiamo già parlato di soldi e altro. Loro vengono con quella piccola cifra che abbiamo pattuito, una stretta di mano e via...».
Ma se ci fosse una frenata?
«Belin, saremmo costretti a indire il consiglio di amministrazione, poi l’aumento di capitale e chi c’è, c’è».
E come farebbe col Livorno?
«Mah, dovremmo trovare una figura professionale capace di gestire la società con autorevolezza, stando in contatto con noi...».
C’è anche il mercato da seguire. Sarà determinante per la salvezza.
«Lo sappiamo, vogliamo due-tre pezzi che facciano la differenza. Eppoi c’è anche da sfoltire la rosa».
Ha chiamato anche Nelso Ricci a dare manforte.
«Ricci farà l’osservatore. Il mercato lo farà il ds Mauro Facci che sta lavorando bene con il tecnico Breda».
Ma può rivelare al Tirreno i retroscena tra Lucarelli e Breda?
«Facci voleva Breda. Invece io e mio figlio Lucarelli. E così abbiamo fatto. E sa perché? Perché Cristiano è il calciatore che occupa il primo posto nel nostro cuore avendo visto come ama la maglia. E avendo visto a quanti soldi rinunciò venendo via dal Torino. Con Lucarelli ho sempre avuto un feeling particolare e se si litigava lo facevamo solo per il bene della squadra, non certo per interessi nostri».
Non era tentato di dare ancora tempo a Cristiano?
«Ma come facevo? Cinque punti in 11 partite. Non potevo più aspettare e so io cosa mi è costato prendere questa decisione. Tuttavia è chiaro che Cristiano ha pagato lo scotto di un gruppo tutto nuovo, da allenare e al quale dare un volto. Eppoi ha subito tante pressioni. Ma avrà altre occasioni, Lucarelli farà una bellissima carriera. Questa esperienza gli servirà tantissimo».
Presidente, ma nel cuore ha solo Lucarelli?
«Uno che si avvicina a Cristiano è Alino Diamanti. Un altro che ama la maglia e ha fatto sacrifici per tornare; e infatti parlo spesso anche con lui e ci confrontiamo».
E come tecnici in questi venti anni di presidenza?
«Roberto Donadoni. Sbagliai a mandarlo via dopo un litigio a causa di un giocatore, ma poi lo richiamai. Siamo rimasti in buoni rapporti è una persona amabile, corretta, un tecnico bravissimo. Se tornassi in serie A lo chiamerei subito...».
Perché, ci spera?
«Faccio per dire. Guardi che anche la serie B in questa Livorno attanagliata dalla crisi e dalla disoccupazione, non è poco. Tante persone non possono più spendere neppure 10 euro per venire allo stadio. E adesso va male anche il porto a causa dello scarso fondale che impedisce l’arrivo delle navi più grandi, problemi seri».
Lei, presidente, aveva provato a ingrandire il suo raggio d’azione in porto...
«Sì, è vero, feci una maxi offerta per la Darsena Toscana ma preferirono affidarsi ad altri con una offerta molto più bassa della mia. In questa città non mi hanno dato neppure uno sponsor per le maglie. Ho pensato a tutto io, per 20 anni, dei quali 6 in serie A e 9 in B. Sa quanto ho tirato fuori nel ventennio? Oltre 40 milioni di euro. È tutto scritto e documentato. Me ne andrò a testa alta, orgoglioso di aver scritto pagine importanti della storia amaranto. Orgoglioso di aver portato giocatori importanti e allenatori altrettanto importanti. Ho visto piangere di gioia tanti tifosi quando tornammo in B dopo 30 anni e anche quando tornammo in A dopo 55 con Cristiano che poi vinse la classifica dei cannonieri. Ho visto andare il Livorno sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali. Dai, via voglio chiudere col sorriso, niente commozione».
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