Gioco
Con il mental coach a caccia dei gol perduti Schick si affida al guru dei motivatori
Il talento ceco è l’ultimo dei campioni in cerca di autostima Prima di lui Bonucci, Toldo, Rosberg e Federica Pellegrini
Ho talento ma non mi sblocco? Le aspettative sono elevate, e mi sento inadeguato? I calciatori, adesso, sanno come fare: la risposta arriva dal mental coach, l’allenatore della mente, quello che ti scava dentro e può regalarti l’autostima che ti manca. Sempre più campioni della nostra serie A, ma non solo, fanno ricorso al “mentore” per trovare stimoli e autostima. L’ultimo caso è quello di Patrick Shick: l’uomo da 42 milioni, il predestinato che alla Samp ha fatto faville ma arrivato a Roma si è eclissato, tra infortuni e scadimenti di forma. Ma con l’anno nuovo, il talento ceco vuole trovare una nuova testa. Archiviato un 2018 decisamente avaro di soddisfazioni sul campo, Schick guarda al futuro con un approccio diverso e per vivere un 2019 da protagonista ha deciso di ingaggiare il connazionale Jan Muhlfeit, professione mental coach. A rivelare la nuova partnership è stato proprio quest'ultimo pubblicando una foto su Instagram al fianco dell'attaccante della Roma.
«Ansioso di collaborare nel campo del mental coaching con Patrik Schick», le parole del 56enne ceco, un passato ai vertici della Microsoft in Europa e autore del best-seller The Positive Leader' Nel descrivere il proprio lavoro, Muhlfeit spiega che «aiuto le persone a sbloccare il loro potenziale umano». Se lo augura anche la Roma visto che entro il primo febbraio 2020 dovrà versare nelle casse della Sampdoria 20 milioni di euro.
In Italia la figura del motivatore ha assunto un ruolo fondamentale. L’esempio più lampante non può che essere quello di Alberto Ferrarini. La sua “creatura” per antonomasia? Leonardo Bonucci. «Questo qui arriverà in Nazionale tra pochi anni», diceva ai tempi del Treviso. Così è stato: dopo allenamenti personalizzati, pomeriggi in cantina tra insulti e ceffoni e caramelle all’aglio prima delle partite, Bonucci ha raggiunto il proprio obiettivo. Un altro esempio può essere quello di Francesco Toldo. Ricordate la semifinale contro l’Olanda dell’Europeo del 2000? Anche qui Ferrarini c’entra. Anni dopo, lo stesso Toldo raccontò che fu proprio il motivatore a chiamarlo il giorno del match: «Oggi è la tua giornata, i numeri parlano chiaro. Sei un portiere e, se dovessero esserci dei rigori, tutto andrà per il meglio». Profezia degna di Nostradamus e calci di rigore. Sbagliano tre su quattro dell’Olanda. Dopo l’errore di Stam, Toldo volge lo sguardo al cielo e grida «Alberto, Alberto». Adesso sappiamo chi era. I giocatori che hanno fatto ricorso all’allenatore della mente sono tanti, su tutti Alberto Gilardino, Candreva, Saponara, De Silvestri.
Federica Pellegrini, dopo la scomparsa del suo maestro Castagnetti, si affidò alle cure dello psicologo sportivo Daniele Popolizio, per puntare a nuove vittorie. E l’ausilio del mental coach è stato più volte ricordato anche da Nico Rosberg, campione del mondo di Formula 1. «La meditazione. È stata l'arma in più, quest'anno. Sia chiaro, è un lavoro non una magia, ma se si pratica con costanza e serietà a poco a poco aiuta a migliorare». —
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