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Il giallo gallese, Sagan l’impresa rosa di Froome uno Squalo a Sanremo: in 8 clic l’anno sui pedali

Antonio Simeoli
Il giallo gallese, Sagan l’impresa rosa di Froome uno Squalo a Sanremo: in 8 clic l’anno sui pedali

Tour, Giro, Vuelta: un affare per gli anglosassoni. Valverde iridato Gli italiani? Dietro il solito Nibali, Viviani, Trentin e poco altro  

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IL BILANCIO

Otto foto, una valanga di storie, attacchi, cotte, cadute, imprese. Seguiamo l’andamento della stagione 2018. Conviene. In marzo via col botto: la Milano-Sanremo di Vincenzo Nibali. Non avrebbe nemmeno dovuto correrla la Classicissima lo Squalo. Poi? Lo scatto “esplorativo” sul Poggio e presto la certezza di poter compiere l’impresa. Puntava forte su Tour e Mondiale il siciliano, s’è ritrovato con una Sanremo in mano e una seconda parte di stagione tribolata, ma gagliarda.

Secondo clic, e che clic. Guardatelo Peter Sagan verso Roubaix. Quel giorno il tre volte (di fila) iridato sulle pietre volava. Attacco a 40 km dalla fine, lo svizzero Silvan Dieller che sale sulla giostra con lui fino al velodromo ma viene schiantato in volata. Classe allo stato puro. Terzo scatto, l’allungo da leggenda sul Colle delle Finestre di Chris Froome al Giro d’Italia. Mancano 80 km alla fine della tappa di Bardonecchia, tre frazioni al termine del Giro. Froome, già re dello Zoncolan, deve fare un’altra impresa per stroncare il gemellino Simon Yates, dominatore fin lì. “Frulla” sul Finestre e si prende il Giro, con la complicità di un Tom Dumoulin distratto, diciamo così. Giugno, il giorno 30 per la precisione, è il mese di un sontuoso Elia Viviani. Maglia ciclamino e poker di tappe al Giro, campione d’Italia con autorità su un percorso non per velocisti a Darfo-Boario, re ad Amburgo e alla Vuelta, una delle (poche) luci del ciclismo italiano. Luglio, per il grande ciclismo tre parole: Tour de France. E la foto più grande di questa pagina. Due inglesi e un giovane colombiano: Chris Froome, Geraint Thomas e l’emergente Egan Bernal. Team Sky (dopo il 2019 lascerà) dominatore, ma non con “il frullatore”, a cui non riesce il double col Giro, ma con l’ex pistard ben coperto dallo scalatore, che prenota le imprese in montagna e i podi nelle grandi corse a tappe dei prossimi anni.

Il Tour per gli italiani invece è una foto: quella della caduta di Nibali a 4 km dal traguardo dell’Alpe d’Huez del 19 luglio. C’è caos in quei km, gli organizzatori della mastodontica (troppo) corsa non controllano il pubblico. Una cinghia della macchina fotografica di un tifoso fa cadere lo Squalo. Addio sogni di podio (stava benone), vertebra rotta, operazione da chirurgia spaziale per tornare a Vuelta e Mondiale, ma stagione chiusa col secondo posto al Lombardia (non poco).

Ultimi due flash: Europei e Mondiali. L’8 agosto Matteo Trentin, ben pilotato da Davide Cimolai, che esulta prima del vincitore (guardate che bella foto) vince a Glasgow; il 30 settembre un fuoriclasse come l’eterno Alejandro Valverde a 37 anni trionfa nel Mondiale di Innsbruck. Il 2019 è alle porte, si annuncia già un Giro d’Italia sontuoso con alla partenza annunciati Nibali, Dumoulin, Angel Lopez, Bernal o Thomas, magari un rinato Fabio Aru e soprattutto Simon Yates. Non c’è stato nelle foto l’inglese, ma dopo aver vinto la Vuelta, di gloria ne avrà tante nei prossimi anni. —

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