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Livorno

«Non voglio sentire troppa euforia... Il Padova è ultimo sì, ma noi cos’eravamo?»

Fabrizio Pucci
«Non voglio sentire troppa euforia... Il Padova è ultimo sì, ma noi cos’eravamo?»

Roberto Breda tiene alto il livello della concentrazione «Non abbiamo ancora fatto niente. Turnover? No...» 

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«Fazzi, Albertazzi e Parisi infortunati, Kozak, Maiorino, Soumaoro e Gemmi non convocati». La presentazione di Livorno-Padova si apre con l'elenco degli assenti fatto direttamente da Breda che poi va dritto al nocciolo della questione: «Nessuno penso che questa partita sarà una passeggiata. Il Padova è ultimo, ma è una squadra viva per cui dovremo stare attenti e concentrati per 90'».

Sulla panchina biancorossa è appena tornato Bisoli. Una complicazione in più?

«Aumentano le incognite, cambiano i riferimenti. Anche i video delle loro ultime partite diventano meno attendibili. E poi chi è stato fuori può aver rielaborato il proprio lavoro e quindi può aver studiato accorgimenti nuovi».

Sembra temere questa partita. Perché?

«Non temo la partita. Mi fa paura tutta questa euforia che c'è in giro. Nel nostro mestiere conta sempre e solo il giorno dopo. Quindi dimentichiamo i risultati positivi ottenuti nell'ultimo periodo e concentriamoci su questa sfida in cui abbiamo tutto da perdere. Il Padova è ultimo? Fino a un quarto d'ora fa lo eravamo noi. Chiedo massima intensità. Guardate cosa è successo al Carpi. Hanno giocato con noi dopo due vittorie di fila e poi hanno perso. Certo, noi siamo stati molto bravi, ma forse loro hanno pensato che sarebbe stato tutto facile».

Qual è il segreto della metamorfosi del suo Livorno?

«Uno può essere l'allenatore più bravo del mondo e avere le idee migliori del mondo, ma poi deve fare i conti con i ragazzi. E qui serve anche un pizzico di fortuna, quella che fa scoccare il feeling con il gruppo. Cerco sempre di stabilire con i giocatori un rapporto vero, senza frasi fatte, senza parole di circostanza. E poi c'è il lavoro intenso e costante. Se il campionato finisse oggi, saremmo ai playout e quindi avremmo evitato la retrocessione diretta, ma non abbiamo ancora fatto niente. CI fare punti».

La squadra è vicina al 100% del suo rendimento?

«Stiamo crescendo giorno dopo giorno, ma guai a pensare di essere diventati bravi. Se lo facciamo andiamo subito in difficoltà. È accaduto anche a Carpi. Appena la nostra intensità è calata sono cresciuti gli altri per cui dobbiamo stare sempre attenti».

Parliamo dei singoli. Dainelli alla soglia dei 40 anni può sopportare tre partite in sette giorni?

«Dario ha un'età biologica che non corrisponde a quella anagrafica. E poi gioca in un ruolo nel quale il dispendio di energie è inferiore rispetto ad altre zone del campo».

Torna Diamanti.

«Alino è un giocatore importantissimo. La vittoria di Carpi è stata importante perché ha fatto capire ai ragazzi che possono ottenere risultati importanti a prescindere da lui».

A Carpi abbiamo visto anche un grande Bruno.

«Conosco Alessandro da qualche anno. Ho un ottimo rapporto conl ui. È un giocatore intelligente. Lo reputo un giocatore fondamentale anche se non viene sempre utilizzato dall'inizio».

Dopo il Padova c'è la sosta. La preoccupa interrompere questo trend positivo?

«No. Per il tipo di percorso che abbiamo fatto è giusto fermarci. Abbiamo speso tanto e non abbiamo mai lavorato senza l'ansia della partita tranne la settimana precedente la partita con il Cittadella. Inoltre avremo la possibilità di recuperare quei giocatori che nell'ultimo periodo hanno accusato qualche acciacco fisico. Penso a Giannetti e a Porcino che alla ripresa del campionato saranno finalmente al top della condizione». —

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