Gioco
«Benedetta doppietta, mi fa rinascere Questi gol li dedico ai miei genitori»
Parla Niccolò Giannetti, mattatore amaranto nella partita senza Alino A segno finora quattro volte anche se ha giocato meno di 400 minuti
IL PERSONAGGIO
Quando ha scaraventato alle spalle di Colombi il pallone dei 4-1, anche un tipo composto e misurato come Niccolò Giannetti è esploso dalla gioia. Si è tolto la maglia e l’ha stretta nel pugno destro. Altro che nebbia, bruma e tenebre emiliane: per lui e per il Livorno su Carpi alle cinque e mezzo di ieri pomeriggio si stava beati come a mezzogiorno ai Pancaldi. Lui, un’ora dopo la fine della partita ha spiegato quell’esultanza: «È stata una liberazione. Mi sono tolto un peso. Ne avevo bisogno. In questi mesi ho sofferto molto per tutta una serie di piccoli acciacchi che mi hanno impedito di mostrare il mio valore. Questa doppietta deve essere un punto di partenza».
PER LA FAMIGLIA
Giannetti è un ragazzo con la testa sulle spalle, capace di infiammarsi, come ogni senese, per il Palio. Tifosissimo del Montone, i suoi amici di sempre e i contradaioli ieri sera erano in festa: «Sono persone a cui voglio bene che mi sono sempre state vicine anche soprattutto nei periodi di difficoltà». Cotta e servita la dedica: «Per i miei genitori che erano in tribuna a Carpi nonostante fosse giorno di festa. Si sono presi un bel po’ di freddo, ma li ho riscaldati con i due gol».
Babbo Doriano lavora in un’azienda. Mamma Cinzia è impiegata in Prefettura. Poi c’è Giulia, la sorella a cui il bomber è legatissimo che gli ha dato la nipotina Asia, che lui ama come una figlia: «Questa giornata indimenticabile è tutta per loro».
FIUTO DEL GOL
Non ha giocato molto, Giannetti, quest’anno. Compresi di ventiquattro di ieri, sono 387 i minuti che lo hanno visto in campo. Poco, per via dei ripetuti guai muscolari e di quella mano sbriciolata a Benevento e operata nei giorni successivi.
In pratica ha giocato quattro partite intere e poco meno di mezz’ora. Eppure di gol ne ha segnati già quattro, di cui tre partendo dalla panchina. Lui si schermisce: «Dipende molto dalla partita. Dal momento in cui sono entrato. Certo, se con la testa se già sul pezzo, sebbene tu sia seduto in panchina, è più facile far bene». L’aspirazione, adesso, è giocare dall’inizio. Nicco, però fissa un altro obiettivo: «Voglio stare bene. Al momento sto discretamente anche se non sono ancora al 100%».
GIOCATORE VERO
Da ragazzo era una promessa. Fu Marco Baroni – adesso sulla panchina del Frosinone – a fargli capire che avrebbe potuto fare una grande carriera. A 19 anni segna pure un gol in Europa League, con la maglia della Juventus contro il Manchester City. Bei ricordi, ma lui pensa solo al Livorno: «Ci mancherebbe altro! E sapete che cosa vi dico? Che noi siamo un grande gruppo perché solo se c’è una base solida è possibile superare le difficoltà. Sinceramente – ha aggiunto – noi non ci siamo mai persi d’animo perché anche quando eravamo staccati, vedevamo che le altre squadre erano sempre a tiro. E Poi dentro di noi sapevamo di avere valori tecnici assai più elevati di quello che diceva la classifica. Certo, se eravamo in fondo – e in parte lo siamo ancora – significa che qualcosa per strada abbiamo lasciato, ma se diamo continuità alle nostre prestazioni, arriveranno altri risultati e ci toglieremo dagli impicci. L’importante è stare con i piedi per terra. Non eravamo scarsi prima e non siamo fenomeni adesso».
DA LUCARELLI A BREDA
C’è tanto di Breda, in questo Livorno che vince e convince, ma anche parecchio di Lucarelli perché la squadra corre per 90 minuti e passa. Giannetti è giovane, ma esperto e conferma: «Sì, il lavoro svolto la scorsa estate sta dando i suoi frutti. In effetti stiamo tutti bene fisicamente o comunque meglio degli altri. Ci siamo trovati bene con tutti e due gli allenatori».
VITTORIA SENZA ALINO
Non c’era Diamanti e per tutti la sua assenza era un’incognita. Allora la Alino-dipendenza è una bugia? Giannetti si ride su: «Alino per noi è un giocatore fondamentale, però durante un campionato può starci un raffreddore o una squalifica. Ecco diciamo che possiamo gestire anche l’assenza del nostro giocatore di maggior talento, di cui continuiamo ad avere bisogno» .
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