Gioco
Mandzukic, sempre lo stesso gol Il “sottomarino” che beffa i terzini
Gol in fotocopia e 12 punti nei big match: il vero segreto di Milady è il geniale corazziere croato
GIORGIO BILLERI
Cos’è il genio? E’ fantasia, esecuzione e velocità d’esecuzione. Lo diceva il Perozzi, voce narrante del film cult “Amici Miei”. Era il 1975, e il casa Mandzukic nemmeno si pensava a mettere al mondo il piccolo Mario, venuto alla luce infatti soltanto undici anni dopo, nel borgo croato di Slavonski Brod. Già, ma il Perozzi voce-narrante, descrivendo il genio, forse aveva negli occhi già quel centravantone milleusi, buono per qualsiasi impiego, che dove lo metti sta. Prima punta, certo, perchè quello ha sempre fatto e perchè quello faceva nel Bayern, quando il grande calcio si è accorto di lui. Ma anche esterno, terzino, persino stopper vecchia maniera nelle tonnare da area di rigore.
Max Allegri, senza Marione, non potrebbe stare e non sarebbe lo stesso. E dietro alle paillettes della Juve che sbriciola un record ogni settimana, dietro al sorriso e agli addominali di Ronaldo, alle geniali accensioni di Dybala, alle muraglie Chiellini e Bonucci, al compasso di Pjanic e alle volate esterne di Cancelo ed Alex Sandro c’è proprio Mario, il genio di Slavonski Brod. Un genio, sì. Perchè senza piedi che cantano ed esposizioni mediatiche quotidiane sta indirizzando l’ottavo scudetto di fila nelle mani della vorace Milady del calcio italiano.
Come chiamereste, se non genio, uno che decide le quattro partite più importanti e sentite del girone di andata con quattro gol in fotocopia? Sì, uguali: basta dare un’occhiata alle immagini che pubblichiamo in questa pagina per capire.
CROSS LUNGO
Allegri, che è uomo di calcio e di campo, ha capito subito che la potenza fisica, schiacciante, del suo ariete croato poteva essere il passapartout per le gare più antipatiche, dove gli avversari, anche se si chiamano Inter o Napoli, difficilmente si espongono. Alla Juve, insomma, viene concesso il possesso palla ma una volta arrivati al limite dell’area o i dioscuri della tecnica, Ronaldo e Dybala, trovano la giocata monstre o le partite rischiano di diventare tremandamente difficili.
Allegri allora ha escogitato il trucchetto: il cross immediato, di prima intenzione, al centro dell’area. Non importa se la palla parte tesa o arcuata, o lenta: in mezzo tutti scappano dall’area piccola, la svuotano, meno Marione. Che individua in pochi secondi, come un novello Dracula, l’anello debole della difesa, parte in terzo tempo e colpisce, quasi senza farsene accorgere.
TERZINI IN RITARDO
Lo schema ha funzionato quattro volte. e se tre indizi fanno una prova, figuratevi quattro. E se l’esterno difensivo, sollecitato dal cross che spiove sul secondo palo, si distrae, guarda la palla o parte semplicemente in ritardo, Marione lo punisce senza remissione.
E’ accaduto per primo a Mario Rui, esterno sinistro della linea a quattro del Napoli ancelottiano: cross dalla destra di Cancelo, difesa azzurra che collassa sul primo palo, Rui che esita un attimo di troppo a fare la diagonale: spaccata di Marione, gol. Nè meglio è andata a Ricardo Rodriguez, esterno (sempre mancino) del Milan: altra pennellata lunga sul secondo palo, Romagnoli in ritardo, lo svizzero che parte una frazione di secondo dopo, Mandzukic prende l’ascensore e schiaccia alle spalle di Donnarumma, come un gigante nel paese di Lilliput.
Atto terzo, contro l’Inter: nuovo cross a lunga gittata, di Alex Sandro, Asamoah si fa spostare come un fuscello dal Polifemo croato che questa volta in tuffo brucia Handanovic. L’ultimo ciak con la Roma: stavolta il cross arriva da destra a sinistra, Santon guarda la palla e non si accorge del treno che gli sta arrivando alle spalle. Quattro gol, dodici punti. La copertina spetterà anche a CR7, la storia di questo ennesimo scudetto la sta scrivendo Marione, giustiziere croato. —
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