Il Tirreno

Livorno

Il 4 gennaio di Fantozzi e Mungar che ha fatto la storia del derby tra Pl e Libertas

Francesco Parducci
Il 4 gennaio di Fantozzi e Mungar che ha fatto la storia del derby tra Pl e Libertas

Livorno, sarà un derby strano sulle tribune: stesse società e simboli del 2017 ma una parte di tifosi LL è sull’Aventino e una parte è uscita 

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LIVORNO. Di derby fra Libertas e Pielle (o loro ascendenti dirette) se ne sono visti tanti, ma tanti davvero. Quello che non si era mai visto nemmeno per sbaglio è un derby con il pubblico da una parte sola come molto probabilmente sarà quello di domenica prossima, PalaMacchia, inizio ore 18.

Per spiegare perché e per come sarà (forse) così, ci vuole un ripassino e che, per favore, nessuno se ne abbia a male. Sempre di sport si sta parlando e non di guerra, anche se quando si scende su certi terreni il mugugno è comunque dietro l'angolo. Dunque, correva l'anno di grazia 1980, anno olimpico, quello delle Olimpiadi di Mosca dimezzate ma mancavano ancora diversi mesi perché si era a febbraio. Le due cugine già in poule promozione, però, e andò in scena il primo dei due derby in programma. In quel 17 febbraio la Pielle dilagò, 101-65, il primo “cento” nella storia dei derby livornesi, trascinata da un Grasselli stellare, 33 all'attivo che a quell'epoca, senza tiro da 3, non erano noccioline. Per giocatori e tifoseria PL quello fu, da subito, “il record”. Sulla panchina Libertas c'era il mai troppo rimpianto Cacco Benvenuti, in campo Giancarlo “Tazza” Guidi e né all'uno né all'altro venne in mente di dire: «Record un par di scatole». Sì, perché 11 anni prima, sempre con Cacco in panchina e Guidi in campo, e sempre a livello di serie B, c'era stato, ma questa volta a favore della Libertas, un sonoro 89-46, differenza 43. Invece per tutti fu quel “36” a assurgere a ruolo di record e quella cifra risuonò, sempre e comunque, ad ogni derby e non solo.

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Per 7 anni scarsi, finchè... Finchè, il 4 gennaio del 1987 alla Libertas targata Fantozzi (che in quel 101-65, non ancora ventenne, aveva pur sempre scritto 17) il destino offrì su un piatto d'argento l'opportunità del ribaltone. Rolle e Teachey infortunati e sostituiti da un distinto signore sulla via della pensione (Boston) e da un canadese che ancora oggi qualcuno si chiede dove l'avessero trovato (Mungar), tiro da tre punti che sette anni prima era ancora di là da venire e partita da subito a senso unico. Dopo metà partita con la Libertas già oltre i 20 di vantaggio, in curva Sud (covo dei tifosi PL) si cominciò a pregare. «Speriamo che almeno salvino il 36».

La preghiera, però, non scese dalle gradinate o almeno non arrivò fino al campo e Fantozzi, ma anche Forti e Carera cominciarono a sentire l'odore del sangue. Ultimi minuti giocati in una sciatteria assoluta, da parte di quelli in maglia Allibert e una tripla arrivata a pochissimi secondi dalla sirena finale sancì il 119-80 che, da quella sera, diventò “il numero” del derby, tanto da essere ricordato e commemorato anche quando i derby non ci sono stati più. E più d'uno, fra i piellini, a quelli che erano in campo con la loro maglia e a chi era alla guida non la perdonò, con poche eccezioni, Matteo Lanza forse.

Tanto che quando Riccardo Rossato, allora in sinergia con la famiglia Pardini, inaugurò la nuova sede di via Cecconi fino a pochi mesi prima e da 40 anni tempio della PL, quel giorno “profanato” da gigantografie e stendardi gialloblu, sul maxischermo luminoso campeggiavano solo due numeri, 119-80, il massimo dell'oltraggio per chi su quelle piastrelle e sotto quel lamierone aveva visto crescere Bonaccorsi e Aldi e poi Bulleri e Giachetti.

Ecco perché l'odore di quel sangue che allora sentì Fantozzi ora lo sentono, pari pari e anche se sono passati 31 anni, tanti (non tutti) tifosi piellini e sperano che quel muro domenica si abbatta, anche se, dovesse succedere, sarà stato un po' come sparare sulla croce rossa. Perché, insomma, non sarà mai questa grande gloria battere, o anche strabattere una squadra che ne ha perse 41 in fila, quelle di questo campionato con un passivo medio di 26. Ma “a chi tocca un brontoli!, rispondono dalla curva Sud. Quel Mungar faceva ridere i polli, ma Fantozzi andò fino in fondo. E poi mancheranno Loni e Dell'Agnello, quattro senior avrà la Libertas e quattro la PL: vuoi vedere che alla fine il derby se lo giocheranno gli under?

Ma gli Sbandati, molto probabilmente, non ci saranno. Che gusto c'è a vincere un derby, di 1 o di 40 che sia, se dall'altra parte non c'è una tifoseria da sfottere? Ci dispiace per loro, ti dicono, anzi abbiamo apprezzato la loro coerenza nel non aver seguito altre strade (qualcuno dei tifosi storici ha deciso di sposare il progetto Invictus), capiamo che non abbiano resistito a un anno e mezzo di scempio, ma non è colpa nostra. Noi ci saremo.

O ancora, l'ultimo derby giocato fra Libertas e Pielle è quello del 28 maggio 2017, e quello fu vero come pochi e sancì la promozione in B di una e la disperazione dell'altra e il miglior marcatore di quella partita fu quell'Armillei che non è fratello, ma proprio lo stesso che giocherà domenica da capitano e magari dopo una serie di partite una più grigia dell'altra chi sa cosa si inventerà. Così come uguali a quelli del 28 maggio 2017, dicono i tifosi PL, sono i colori, la ragione sociale, la proprietà della squadra, giusto per ricordarlo a quelli che diranno che non c'è nemmeno un derby perché non c'è nemmeno una Libertas. E allora, che derby sia, una volta di più. E anche questo non farà discutere meno degli altri, contateci.
 

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di Redazione web