Il Tirreno

Livorno

L’onda perfetta di Mattei al mondiale: «Bronzo super, ora sogno le olimpiadi»

Eva Bertolacci
Massimiliano Mattei mostra la medaglia di bronzo vinta al mondiale di surf adaptive
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Massimiliano Mattei mostra la medaglia di bronzo vinta al mondiale di surf adaptive

A San Diego l’atleta livornese è riuscito a migliorare il quarto posto dell’anno scorso nel campionato iridato su surf adaptive «È stata un’odissea: abbiamo perso l’aereo e le tavole sono arrivate rotte. Per fortuna l’impegno è stato premiato» 

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L’intervista

Un terzo posto da inserire negli annali per Massimiliano Mattei, tornato ieri dai Mondiali di adaptive Surf di San Diego con una medaglia per certi versi inaspettata, ma che il surfista livornese ha strameritato, lottando con gli avversari e con la sfortuna: «Da Firenze dovevamo fare scalo ad Amsterdam e lì prendere il volo per San Diego, ma il maltempo ci ha fatto saltare il volo e siamo rimasti a Peretola. Così abbiamo perso la coincidenza per gli Stati Unit e ci siamo dovuti imbarcare da Amsterdam per Minneapolis, cambiando poi nuovamente per San Diego. E oltre a questa epopea al nostro arrivo a San Diego mancavano le tavole, che ci sono state consegnate due giorni dopo, alla vigilia dell’inizio delle gare».

E poi?

«Le tavole erano rotte, sicché grazie alla ISA, la federazione internazionale le abbiamo mandate a riparare, ma abbiamo potuto provare il campo gara solo il giorno prima dell’inizio della competizione, i presupposti non erano affatto buoni».

Massimiliano difendeva i colori italiani insieme a Lorenzo Bini, Fabi Secci, Matteo Fanchini e Fabrizio Passetti, ognuno nella sua categoria in base alla propria disabilità. Ci racconta com’è andata la gara?

«Nel primo giorno me la sono cavata all’ultimo, nelle qualifiche i tempi erano ridotti quest’anno, quindici minuti contro i venti dell’anno scorso, me la sono giocata all’ultimo momento con il punteggio di 3. 50. Il giorno successivo ho preso confidenza col campo gara e all’ultimo ho trovato l’onda che mi ha dato un punteggio di 4. 60, sommato alla heat del giorno precedente mi ha garantito l’accesso alla semifinale, ma è stata una vera sofferenza. In semifinale avevamo venti minuti, un margine di tempo maggiore, ho fatto un mind game per capire il picco delle onde e mi sono sistemato di conseguenza. Sempre con un’onda dell’ultimo minuto ho ottenuto il secondo piazzamento nella mia batteria».

La domenica in finale hai incrociato la tavola con due vecchi amici?

«Ho ritrovato il danese Bruno Hansen, oro l’anno scorso e anche quest’anno: lui sapevo che era inarrivabile, però ho puntato il secondo posto, che poi è andato a Christian Bailey, l’americano, argento anche l’anno scorso. La finale è stata emozionante, c’erano delle buone condizioni sia meteo che in mare, essendo la terza volta che partecipo a un Mondiale ho cercato di rimanere in un punto dove potessi prendere le onde giuste, alla fine ho centrato il terzo posto migliorando il quarto dell’anno scorso».

Un’emozione super.

«Quando sono uscito dall’acqua c’era la comunità italiana di San Diego a esultare per me, abbiamo legato molto con loro, durante la permanenza a suon di chiacchiere e di pasta non ci hanno fatto sentire la mancanza di casa».

Rispetto all’anno scorso è stata un’edizione molto partecipata, il che rende ancora maggior merito al piazzamento?

«C’erano più di centoventi atleti provenienti da ventiquattro paesi, due stati in più dell’anno scorso infatti siamo scesi dal decimo al dodicesimo posto come nazione. Ma il mio principale obiettivo rimane quello di far avvicinare più persone possibile a questo sport, nonostante le difficoltà che si possono incontrare nella vita si può fare tutto. Stare sul podio a rappresentare il mio Paese, col cuore sempre rivolto a Livorno è stato bello, come sapere di poter contare sul tifo a distanza degli amici e della mia famiglia. Non posso non ringraziare la FISW, il Comitato paralimpico, Ortopedia Michelotti, lo shaper Chico di Eclipse Surfboard, la Klaxon, e il tappezziere Maurizio della G. P. R.

Un cuore diviso fra Livorno e Tirrenia, dove Massi è amico tra l’altro di Federico Nesti, campione italiano di surf.

«A Tirrenia abbiamo la scuola di Surf inclusiva Surf4All, al Bagno degli Americani, dove facciamo praticare il surf alle persone che hanno una ridotta mobilità. Quest’anno mi sono potuto allenare anche in Portogallo grazie al sostegno del Surf club di Viana».

E riguardo il sogno dell’Olimpiade.

«A Tokio 2020 il surf sarà disciplina olimpica, mi piacerebbe che portassero una delegazione di surfisti dell’adaptive di sostegno ai normo per far vedere di cosa siamo capaci. Poi se divenisse disciplina paralimpica mi piacerebbe allenare qualche nuova leva...». —
 

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