Il Tirreno

Livorno

L’orgoglio e la sensazione che qualcosa è cambiato

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La storia insegna che non puoi tornare indietro e cambiare l’inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale. Ecco, la nostra speranza è che da ieri sia iniziato una nuova vita.

Piccola premessa prima di goderci la vittoria. Questa resta una squadra con molti limiti, probabilmente debole perché costruita male, e che quindi a gennaio andrà rinforzata bene. Guai illudersi perché sennò si getta alle ortiche il buon lavoro che sta facendo Breda. Ecco, chiusa parentesi.

È stata la domenica della Grande Rinascita e soprattutto la domenica di Alessandro Diamanti, la dimostrazione vivente della differenza tra i bravi giocatori e i grandi giocatori: quelli “bravi” sanno giocare a calcio, quelli “grandi” trascinano i compagni. Alino sembrava Messi con quel sinistro a disegnare parabole, ma sembrava anche Gattuso (perdonateci il paragone...) con quella rabbia gettata su ogni pallone come fosse l’azione della vita.

Bravo anche Breda che ha disegnato un Livorno logico, senza paura di mettere in panchina chi secondo lui si era allenato male (Murilo e Gasbarro) e senza paura di lanciare titolare un ragazzo di 19 anni come Canessa, che tra l’altro ha risposto davvero bene.

La partita è stata preparata bene e per la prima volta si è pure messa subito bene. Merito indovinate di chi? Alino Diamanti, tanto per cambiare. Minuto 4’, Canessa lotta su un pallone, Diamanti arriva e gli sradica palla, se la porta sul destro e spara un rasoterra che Bizzarri non trattiene. 1-0 dopo neanche 300 secondi, meglio di così non poteva iniziare. E al quarto d’ora ancora Diamanti stava per combinarne una delle sue: da dietro la metàcampo, quindi 55 metri circa, vede il portiere avversario fuori dai pali e lascia partire un sinistro che va a sbattere sulla traversa.

Tutto bene, anzi benissimo, ma naturalmente al primo tiro in porta gli avversari pareggiano. Azione discussa perché il cross arriva da palla in campo ma forse la parabola è a uscire: fatto sta che Loiacono di testa mette dentro e a nulla servono le proteste degli amaranto perché il guardalinee indica il centro del campo e l’arbitro si adegua.

Chi invece non si adegua è Diamanti. Che a inizio ripresa squarcia di nuovo in due la partita: angolo, scambio con Valiani e rasoiata di sinistro che svernicia Bizzarri. Fantastico. Ti aspetti il forcing del Foggia che invece fa solo possesso palla, stavolta centrocampo e difesa tengono. Breda giustamente a 20’ dalle fine toglie una punta e rinforza il centrocampo con Bruno ed è proprio l’ex Pescara che su assist di Diamanti (ma guarda...) firma il 3-1 che chiude il conto.

Siamo sempre in fondo, ma un po’ meno in fondo. Adesso almeno si può trovare il coraggio per guardare la classifica. —

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di Redazione web