Gioco
Una volontà Kubica: il ritorno in Formula 1 è una favola bella scritta tutta in Versilia
L’incidente, la casa a Pietrasanta, la lunga riabilitazione. Ora guiderà una Williams: «Io, l’unico a non arrendersi mai»
ABU DHABI. La seconda vita di Robert Kubica in Formula 1 comincerà venerdì 15 marzo 2019, con le prove del Gp d'Australia. L'epilogo di una storia intrisa di coraggio, determinazione ed inesauribile passione. Che meriterebbe di essere raccontata ad Hollywood. Otto anni di sale operatorie e riabilitazioni, sofferenze e sacrifici, con la Versilia come sfondo per questa sceneggiatura perfetta. Tutto, pur di tornare in gara nell'abitacolo di una monoposto. Ora l'annuncio della Williams che gli ha dato fiducia ed una macchina. Basta test, niente simulatori. Kubica riparte sul serio.
Pochi credevano che il polacco di Cracovia ce l'avrebbe fatta. Troppo gravi le lesioni riportate il 6 febbraio 2011, mentre partecipa al rally Ronde di Andora, nel savonese. La sua Skoda Fabia sbanda, si schianta contro un guardrail.. La barra di metallo perfora come un'ariete la vettura in tutta la lunghezza: frattura alla gamba destra, emorragia interna e lesioni multiple alla mano, alla spalla e al braccio destro. Carriera finita, l'impietoso responso dei medici.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:sport:1.17491198:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/sport/2018/11/23/news/i-miracoli-del-dottor-rombo-ceccarelli-e-quel-centro-dove-i-piloti-risorgono-1.17491198]]
Una sentenza pesante, mai accettata: «Se mi vedrete di nuovo in un paddock di F1, sarà solo con il casco in mano» ripeteva ogni volta che si sottoponeva a nuovi test per dimostrare di poter tornare a pieno titolo in quel mondo. La casa a Pietrasanta, per stare vicino al centro medico gestito dal dottor Riccardo Ceccarelli, specializzato nel recupero e nell’allenamento dei piloti. Lotus, Renault e poi Williams le scuderie per provare a ripartire. Ora, a quasi trentaquattro anni (li compirà il 7 dicembre) proprio la Williams lo ha promosso da terzo pilota a prima guida. Sarà affiancato da George Russell, esordiente pilota inglese.
«Voglio ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato durante un periodo difficile della mia vita - ha detto Kubica nella conferenza stampa ad Abu Dhabi, dove domenica si corre l'ultimo Gp della stagione - Capisco che era umanamente difficile credere in questo ritorno. Sono stato l'unico a non arrendersi mai. È stato un viaggio duro per tornare in Formula 1, ma quella che sembrava una sfida al limite dell'impossibile ora lo è meno». Agli scettici ha mandato un messaggio: «Se non pensassi di essere competitivo, non sarei qui. Negli ultimi 16 mesi, però, ho visto che posso ancora andare veloce».
Era era già ben più di un talento emergente il 14 novembre 2010, giorno in cui tagliando il traguardo del gran premio di Abu Dhabi, al volante della Renault R30, concludeva la sua quinta stagione tra le monoposto, con 136 punti che gli valevano l'ottavo posto in classifica.
A 26 anni ancora da compiere ed un futuro in Ferrari prenotato, non poteva immaginare che quella sarebbe stata a lungo la sua ultima gara in Formula 1. La fede l'ha aiutato a non arrendersi. Devotissimo di Giovanni Paolo II - tanto da correre con il suo nome sul casco - Kubica già nel 2007 aveva schivato la morte, a Montreal, quando la sua Sauber si era schiantata su un muretto a 300 km l'ora, disintegrandosi.
Uscito illeso, aveva commentato: «È un miracolo». E dopo l'incidente del 2011 dalla sua Cracovia era arrivata una reliquia di papa Wojtyla: una goccia di sangue ed un pezzo di stoffa. Che ha continuato a portare con sé. La prossima stagione vedrà ai nastri di partenza un pilota italiano, Antonio Giovinazzi. Ma una buona parte dei tifosi italian seguiranno con affetto Kubica, il polacco dei miracoli.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
