Gioco
Dal Livorno 9 ai trionfi mondiali: 100 di queste maglie Giorgione
Un leone in campo, una pasta fuori: ora Chiellini è il settimo italiano con più presenze in nazionale
LIVORNO. In quel campo con poca erba incastonato tra il PalaMacchia, il Campo Scuola e i caseggiati residenziali di Ardenza deve esserci qualcosa di magico. Lì un giovanissimo Igor Protti decise un derby Primavera con il Pisa al 90' facendo scoccare la scintilla dell'amore vero e inossidabile con Livorno. Sempre lì, con la maglia del Livorno9, che su quel terreno di gioco di Via Montelungo cresce talenti dal 1983, ha mosso i primi passi da calciatore Giorgio Chiellini. Sì, proprio lui che sabato sera a San Siro – esattamente 14 anni dopo il suo debutto in Nazionale avvenuto a Messina contro la Finlandia - ha fatto ingresso nell'esclusivo club dei Centenari con tanto di fascia di capitano al braccio nel match di Nations League con il Portogallo.
Ovviamente non c'entra l'età – Chiello ha compiuto 34 anni il 14 agosto – ma il numero di presenze con la maglia azzurra: 100 tonde. Prima di lui solo in sei avevano superato la soglia a tre cifre: Buffon (176), Cannavaro (136), Paolo Maldini (126), De Rossi (117), Pirlo (116) e Zoff (112), insomma il gotha del calcio italiano.
Le 100 presenze in azzurro sono solo la punta di una carriera fantastica facilmente pronosticata quando Giorgione o Giorgino (a seconda che si prendesse come parametro la stazza o l'età anagrafica) giocava nel Livorno. Che tempi quelli! Lui giocava da terzino e non da centrale di difesa, ma sebbene fosse poco più che un ragazzo, aveva già la tempra dell'uomo vero. Chiedere a Mimmo Di Carlo, che lo accolse sotto la propria ala protettiva. Era il 2000/01. Di Carlo è del '64. Chiello dell''84. Erano più padre e figlio che compagni di squadra.
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Il 14 gennaio 2001, a 16 anni e mezzo la prima di oltre 450 partite da professionista: nel finale di Livorno-Alessandria, a risultato acquisito, Jaconi lo getta nella mischia. È l'inizio di tutto. L'anno dopo gioca la prima partita da centrale difensivo: finale di Coppa Italia con l'Albinoleffe. Lui se la cava anche se il Livorno perde. La reazione a catena, però, è ormai innescata. L'apprendistato con la B nel 2002/03 (allenatore Donadoni) poi la consacrazione con Mazzarri nel 2003/04. A Trieste in 5' si rompono gli esterni Doga e Balleri e il Livorno scopre Chiellini e Vigiani. Sulla corsia sinistra parte un treno che non si fermerà più. 41 presenze, 4 gol, poi lui emigra. Prima stazione Firenze, ma il cartellino è della Juve che nel 2003 si era accordata con Spinelli abile a farsi aiutare dai bianconeri a vincere la comproprietà del cartellino di Giorgio con la Roma.
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Figlio del noto ortopedico Fabio e di Lucia, Giorgio ha due fratelli Claudio e Giulio e una sorella. Il gemello Claudio è anche il suo procuratore, mentre Silvia, 21 anni la scorsa primavera è stata promossa in serie B spagnola con il Murcia, come a ribadire il feeling dei Chiellini con il pallone. In campo certe volte è rude, ma dopo il 90' è la pasta di ragazzo che abbiamo conosciuto qui da bimbo, quello che da raccattapalle del Livorno festeggia una vittoria con Luca Marcato, muscolare difensore amaranto degli anni 96/98.
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Ha la testa sulle spalle, Giorgio. Nel 2010 si è laureato in economia e commercio e nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Business Administration. Nel 2014 si è sposato con Carolina da cui un anno dopo ha avuto la piccola Nina. Per tutti è Chiello, quello che si batte il petto come King Kong dopo un gol. Per noi è uno dei nostri che ce l'ha fatta senza dimenticare le proprie origini. Era in tribuna insieme a Diamanti quando nel 2013 il Livorno tornò in A. E non ha mai dimenticato chi lo ha fatto diventare uomo e calciatore: la professoressa di filosofia dell'Enriques Angela Brandi, prematuramente scomparsa, Lamberto Giannini di cui sostiene la compagnia Mayor Von Frinzius, e Osvaldo Jaconi che ha inserito nella propria personale Hall of Fame. Si chiama riconoscenza e non si compra al supermercato.
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