Gioco
Mario Beretta alla guida del vivaio del Milan: «Finalmente l’inversione di tendenza così i nostri ragazzi possono crescere»
Da allenatore di successo, Mario Beretta si è trasformato in dirigente di primo piano; dopo aver svolto un ottimo lavoro come responsabile del settore giovanile del Cagliari, adesso sta facendo lo...
Da allenatore di successo, Mario Beretta si è trasformato in dirigente di primo piano; dopo aver svolto un ottimo lavoro come responsabile del settore giovanile del Cagliari, adesso sta facendo lo stesso alla guida del vivaio del Milan. La sua competenza è perfetta per analizzare il momento del calcio giovanile nel nostro paese, partendo dal reportage del Cies.
In Italia si conferma il trend di dare maggior spazio ai giovani.
«E' una buona notizia per il nostro movimento; la conferma di una inversione di tendenza in atto negli ultimi anni. Finalmente i nostri ragazzi hanno la possibilità di giocare con continuità, vuoi per il momento di difficoltà economica di qualche società, vuoi per la filosofia di alcuni club di rivolgersi ai nuovi talenti. Una scelta che spero continui anche in futuro».
Lei è responsabile del settore giovanile di un club che vanta un'età media tra le più basse della Serie A, quali sono i pro e i contro di giocare con tanti Under ?
«I vantaggi consistono nel fare crescere, e conseguentemente valorizzare, i ragazzi del proprio vivaio. In più, i giovani portano entusiasmo ed un futuro radioso. Sicuramente bisogna tutelarli, e saper accettare i loro errori, dettati dalla poca esperienza, avendo grande pazienza; in questo senso serve un passo avanti da parte di tutti: addetti ai lavori, tifosi e media, che non devono esagerare nelle critiche quando un ragazzo sbaglia».
Lei è anche componente del neonato consiglio federale, come può essere aiutata questa nuova tendenza ?
«La Federazione può svolgere un'opera di “moral suasion”, poi sono i club a decidere le loro politiche in base ai rispettivi obiettivi. In generale penso che imporre sia sbagliato, di sicuro negli ultimi anni qualcosa è stato fatto: penso alla riforma del campionato Primavera, adesso davvero di altissimo livello, ed alla istituzione delle seconde squadre nei campionati di Serie C. Sono situazioni che incentivano, ma non obbligano, il ricorso ai giovani».
Ci sono paesi, però, nei quali gli Under vengono ancor più utilizzati, perché?
«Il riferimento è per Bundesliga e Ligue 1, due campionati tradizionalmente votati agli Under, autentiche culle di nuovi campioni. Un po' deriva dalla minor pressione rispetto al nostro campionato, davvero difficile da sopportare, ma anche dal fatto che in quei paesi i ragazzi maturano prima rispetto ai nostri. E' statisticamente provato che i giovani italiani rimangono molto di più nella famiglia di origine, e questo si ripercuote anche sul calcio».
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