Gioco
«Fidatevi di noi, ci possiamo salvare» Luci accese su squadra, società e futuro
Il capitano pronto al rientro: «Capisco i tifosi e la loro rabbia, abbiamo provato a salvare Lucarelli ma ora avanti con Breda»
LIVORNO
C'è la sosta, ma l'agenda amaranto è piena zeppa di cose da fare a cominciare dalla classifica da sistemare. Poi c'è il morale da ricostruire, un allenatore nuovo da conoscere. E come se non bastasse tutto questo, la squadra deve fare i conti con gli umori della famiglia Spinelli e i malumori della tifoseria. Punto per punto Andrea Luci ha vivisezionato il delicato momento del suo Livorno. Lo ha fatto con onestà e trasparenza. Da uomo perbene e da capitano vero. Cominciamo dalle tue condizioni. Sei fuori dal 29 settembre.
Andrea Luci, come sta?
«Meglio. Lunedì dovrei rientrare in gruppo e conto di andare in panchina con il Cittadella»
Quanto ha sofferto nel frattempo?
«Tantissimo. Mi sono stirato a Venezia. Poi sono rientrato e dopo due giorni ho avuto una ricaduta. La sofferenza è stata fisica, ma c'è stato anche un logoramento mentale perché vi assicuro che seguire le partite in tv senza poter aiutare i miei compagni mi fa impazzire».
Da quale malattia è affetto il Livorno ?
«Credo che al momento la questione sia più psicologica che tecnica o tattica. Ci servono due o tre partite positive. Sono convinto che ci possiamo salvare perché non siamo inferiori agli altri. Nessuna squadra – nemmeno quelle di alta classifica – ci ha schiacciato. Abbiamo sbagliato due partite: con Lecce e Spezia. Ma le abbiamo perse soprattutto per demeriti nostri».
Con il Livorno sei retrocesso in B e in C. Analogie con quegli anni terribili ne vedi?
«No. Sia nel 2013/14 che nel 2015/16 in rosa c'erano tanti giocatori in prestito che nei momenti clou pensavano al loro interesse anziché a quello della squadra. Quest'anno non è così. La stragrande maggioranza di noi è di proprietà del Livorno. Tutti teniamo alla maglia. Tutti teniamo a questo lavoro. Di questo gruppo si può dire tutto, ma non che non sia attaccato al Livorno o che non si impegni».
Qualcuno è andato via, ma ci sono 29 giocatori in rosa. Problemi?
«Non è facile allenarsi e allenare così tanti elementi. Musi lunghi? Qualcuno. Ma non possiamo permetterci di averne e questo lo abbiamo detto agli scontenti».
Come avete vissuto il passaggio da Lucarelli a Breda?
«Noi ci siamo sempre allenati bene. Lo abbiamo fatto con Cristiano e lo stiamo facendo con Breda. Volevamo finire la stagione con Lucarelli, ma in questo gioco non potendo cambiare tutti i giocatori, è sempre l'allenatore che paga per tutti. Ora c'è Breda e diamo il massimo con lui, per lui e per il Livorno».
Avete pure provato a salvare la panchina di Lucarelli, chiamando Spinelli...
«Cristiano Lucarelli ama il Livorno. Ci abbiamo provato, ma la decisione ormai era presa. Gli Spinelli non sono voluti tornare indietro. I proprietari del Livorno sono loro, ci mettono i soldi e decidono».
Anche se per la verità sono dimissionari. Credi in un loro disimpegno?
«Stavolta si sono spinti più avanti rispetto ad altre volte in cui il loro sembrava uno sfogo conseguente a un momento negativo. Non che questo sia positivo, ma a questo giro ho sensazioni diverse perché sono tutti e due – Aldo e Roberto Spinelli – a voler mollare».
E Protti? Soffre molto, c'è da giurarci...
«Protti c'è. Igor viene tutti i giorni al campo e questo è importante».
Poi ci sono i tifosi. Che soffrono.
«Siamo al 20 novembre e abbiamo 5 punti in classifica per cui possono pure contestare. Ora c'è anche la crepa tra loro e la società. I tifosi sanno che cosa fare perché di certo vogliono il meglio e il massimo per il Livorno. Io spero che ci sostengano e ci aiutino».
Siamo aggrappati a voi esperti.
«Faccio due nomi. Diamanti e Dainelli. Alino è tre spanne sopra a tutti sul piano tecnico. E poi è il primo ad arrivare al campo e l'ultimo ad andare via. È un esempio. Dario ha sbagliato la partita con il Perugia. Lui per primo lo sa, ma viaggia sempre a testa alta e aiuta i giovani che con lui in campo si sentono sicuri».
Il terzo nome lo facciamo noi. Andrea Luci...
«Io sono qui. E se arrivo a 25 presenze ho l'automatico rinnovo del contratto per un anno. Il guaio è che mi sono fatto male e il format del campionato ha diminuito il numero di partite».
E quindi?
«Quindi se non arrivo a 25 partite, a fine anno cercherò di accordarmi con la società per restare perché qui voglio finire la carriera».
A prescindere dalla categoria?
«Certo. Il Livorno va oltre le categorie». —
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