Gioco
Qui Tirrenia, chiamate per favore il 118
Infortuni a raffica da inizio stagione, un po’ di sfortuna ma anche troppi infortuni muscolari: che cosa c’è dietro?
LIVORNO
Un Livorno falcidiato dagli infortuni, al di la di difetti strutturali della squadra. Da Ivan Pedrelli che ha saltato tutto il ritiro perché reduce dall’operazione subìta lo scorso torneo. Stesso discorso per Andrea Gasbarro, pure lui fuori sin dal finale della stagione scorsa per l’intervento al ginocchio. Un centrale sinistro, che avrebbe dovuto far parte del blocco titolare del pacchetto arretrato.
La squadra va a Fiumalbo e, pronti, via, Luka Bogdan si produce una distorsione alla caviglia che lo costringe a 40 giorni di riposo. Dopo il rientro, puntuale come Italo sotto stazione, una ricaduta in allenamento con una pallonata proprio nello stesso punto offeso in estate. Non sarebbe niente se non si continuasse invece con il match di Coppa con la Casertana che costa a Alessandro Diamanti un paio di costole rotte (fuori due settimane) e Dario Dainelli, che nella stessa partita accusa una miotendinite inserzionale all’adduttore destro, con la prognosi di 3 settimane. Adduttori che lo avevano fermato anche durante la permanenza a Fiumalbo.
Si continua con la botta presa sempre in Coppa, questa volta col Crotone, da Michelangelo Albertazzi che gli impedisce, lui che sostituisce nelle gerarchie Gasbarro, di essere presente al debutto di Pescara. La partita dell’Adriatico non sarà ricordata per l’assenza in campo dell’ex Verona, o anche per quella di Tino Parisi out alla vigilia, ma certamente lo è per il rigore sbagliato da Niccolò Giannetti; esecuzione troppo brutta per essere vera. Volle calciarlo lui (che era il primo rigorista), nonostante da qualche minuto si toccasse dietro la coscia. Poco dopo uscirà, e starà fuori un bel po’.
A Cosenza, Nicolò Fazzi, che aveva appena compiuto un mezzo miracolo nel recuperare da un acciacco, si fa una distorsione alla caviglia durante il riscaldamento, quando addirittura la nota era già stata consegnata all’arbitro. Campo infame, finito di rizollare il giorno prima, evidentemente non perfetto come appariva dagli spalti. Con il Lecce, partita nella quale già mancava Rocca (che marcherà visita anche nei due successivi impegni a Venezia e con lo Spezia) i muscoli fermano ancora Dainelli, costretto a chiedere il cambio. Poi eccoci alla sesta (quinta giornata per il Livorno) ed in riva alla Laguna, alza bandiera bianca Luci che per metter fuori, causa pure l’angolo dal quale scaturirà il pari dei padroni di casa fino a quel momento inesistenti.
Alla settima, tocca ad Antonio Porcino che si strappa. Poi, di nuovo a Giannetti, questa volta per un pestone che gli provoca la frattura scomposta alla base del quinto metacarpo della mano destra. Operato, rientrerà forse con il Cittadella. E che dire di Murilo, che dopo la squalifica per due giornate per la reazione avuta con un avversario dello Spezia, accusa problemi muscolari durante la settimana che porta al match con l’Ascoli? Squadra un po’ vecchia, è vero. Ma i vecchi infortunati sono due e solo uno ha recidive: Dainelli. Per gli altri è più sfiga. O forse, per alcuni, tornare ad un utilizzo massivo al quale non erano più abituati e il clima umido di Tirrenia, può esser stato fatale. C’è da attendere tempi migliori. Finirà. Forse… —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google