Gioco
Inter, l’instabilità è nella testa. E quante contraddizioni...
Una squadra vittima della sua storia. Di quello spirito folle che ha nel suo Dna e che ogni tanto salta fuori. A Bergamo è tornata la "pazza Inter" delle contraddizioni. La squadra che ribalta le...
Una squadra vittima della sua storia. Di quello spirito folle che ha nel suo Dna e che ogni tanto salta fuori.
A Bergamo è tornata la "pazza Inter" delle contraddizioni. La squadra che ribalta le partite al novantesimo è la stessa dei patatrac inaspettati. Non ci sono giustificazioni di fronte ai quattro gol subiti e all'atteggiamento rinunciatario dei nerazzurri.
Non è pensabile un capitombolo simile, che per di più arriva nel momento più positivo degli ultimi anni, quando l'Inter, oltre alle vittorie, sembrava aver trovato persino un'eleganza nella manovra e una maturità da grande.
A Spalletti non resta che rimboccarsi le maniche, con la consapevolezza che il processo di "razionalizzazione" di una realtà instabile nella testa prima che nei risultati è ben lontano dall'essere completato. L'unica attenuante, se non nel passivo almeno nel ko, è quella di un'Atalanta ritrovata dopo il periodo nero di inizio campionato. La Dea è una signora squadra, guidata da un allenatore di primo piano, con giovanotti dinamici che fanno un gioco di qualità ma anche di pressing e fisicità.
Ma soprattutto l'Atalanta ha una struttura tecnico-tattica convincente e ben delineata: è questa che le ha consentito di uscire dalla crisi.
Per questo resta la favorita per le posizioni che valgono l'Europa League dietro alle grandi. Le rivali, per un motivo o per l'altro, tentennano.
La Sampdoria, squadra tecnica che ricorda un po' il Napoli di Sarri, non riesce a adattarsi al calcio dei terreni pesanti, abituata com'è a una manovra veloce e scattante.
Il Torino difficilmente convince: sembra sempre in una fase d'incertezza, che sia con vittorie inaspettate o con crolli impronosticabili.
E infine c'è la Fiorentina, e ci sono quelli che si meravigliano se non ingrana. Ma se metti insieme giocatori di 20 anni e componi la squadra più giovane del campionato, devi mettere in conto anche periodi di appannamento e di crisi dei singoli o del gruppo. La Viola le occasioni le crea, ma spesso non le finalizza, soprattutto per mancanza di cinismo e maturità. Per questo, al di là dell'ammirevole progetto sui giovani, avrebbe fatto bene a tenersi in panchina un paio di giocatori "anzianotti", di grande esperienza, soprattutto per l'attacco, così da portare a casa buona parte dei tanti punticini persi. —
(a cura di Giorgio Carlini)
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