Gioco
Inter, non è mai troppo Icardi: Maurito, l’incubo dei...titolisti
Guai a preparare la pagina prima dello scadere del novantesimo. I nerazzurri, Maurito e il vizietto di cambiare le partite negli ultimi minuti
Un corpo a corpo, senza esclusione di colpi, contro l’orologio, contro la clessidra del tempo che distilla sabbia, inesorabilmente. Questi, oggi, sono i quotidiani, e le loro pagine sportive: c’era una volta il calcio alle 15 della domenica, adesso i piatti forti, le partite che contano, gli eventi più attesi sono all’ora di cena, in omaggio ai miliardi delle tv.
Devi guardare la partita, capirla, analizzarla e spesso scriverne in corsa, perchè la macchina industriale ti impone di spedire la pagina in tipografia quasi in tempo reale: al triplice fischio dell’arbitro devi schiacciare il tasto magico che trasforma il tuo lavoro in carta stampata.
E’ un sprint, che bene o male riesci sempre a portare alla fettuccia d’arrivo. Titolo compreso: se una gara è indirizzata, è decisa, lo valuti qualche minuto prima. Già, sarebbe tutto facile se non esistessero l’Inter e Maurito Icardi, la squadra più pazza del mondo e l’erede in terra del profeta del gol al tramonto delle partite, che si chiamava Renato Cesarini ed aveva il sangue argentino proprio come il “nueve” dell’Inter. Con i nerazzurri in campo preparare il titolo in anticipo è come attraversare la Quinta strada all‘ora di punta: può andarti bene, ma spesso ti va male.
Bastano i numeri: in campionato la squadra di Luciano Spalletti ha conquistato 12 dei suoi 25 punti negli ultimi 13 minuti di gioco, addirittura 6 nei minuti di recupero: Brozovic a Genova con la Samp, D’Ambrosio in casa con la Fiorentina, Icardi a Ferrara e nel derby con il Milan.
In Champions i punti arraffati in extremis sono stati quattro: contro il Tottenham, quando Icardi all’85’ e Vecino al 92’ ribaltarono il vantaggio degli Spurs e l’altra seracon il Barcellona, con il gol ancora di Maurito.
La frase illuminante l’ha detta Ernesto Valverde, tecnico dei blaugrana che sono riusciti a non vincere al Meazza, pur dominando tecnicamente e mentalmente il match: «Non si arrendono mai, è nel loro Dna e una loro virtù». Già. Il primo, grande risultato del lavoro di Luciano Spalletti è proprio questo: aver restituito non solo alla squadra, ma a tutto l’ambiente nerazzurro, quella vena di sana follia che ti porta ad andare oltre, a sfidare anche situazioni che ad altri sembrano impossibili.
Le reti di Icardi, il tremendismo di Vecino, le incursioni di Politano sono il frutto di un lavoro di una squadra finalmente solida e consapevole di sè. E i poveri titolisti, sudaticci e affaticati nella notte, perdoneranno.
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